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Il tuo Cristo era un ebreo,
la tua automobile è giapponese.
La tua piazza è napoletana,
il tuo profumo è francese.
Il tuo riso è cinese,
la tua democrazia è greca.
Il tuo caffè è brasiliano,
il tuo orologio è svizzero.
La tua cravatta è di seta indiana,
la tua radio è coreana.
Le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine,
I tuoi numeri sono arabi,
le tue lettere sono latine.....
E......TU,
RINFACCI AL TUO VICINO
DI ESSERE
" UNO STRANIERO" ?!?
Siamo alla terza lettera del nostro ABC del tentatore. Che, come spero tu abbia studiato, è la promessa del potere.
Il potere è un gradino più su rispetto al ricercare la pace o la prosperità. Qui si dice: vuoi il massimo? Io ti darò il massimo. Farò di te il re del castello. Vuoi qualcosa? E' tuo.
Però se ti dò il massimo anche tu devi darmi qualcosina. Ovvero il tuo massimo impegno, la tua completa disponibilità.
Ahah, scommetto che sei rimasto come una pera lessa. Ti aspettavi che io chiedessi l'anima, o di essere adorato, vero? Quisquilie formali. Servono solo a mettere in allarme il nostro soggetto, cosa assolutamente da evitare.
Nell'istante in cui dedica tutto se stesso al potere, nel momento in cui è disposto a fare di tutto per il potere, è già nostro.
Il potere su un lavoro, una donna, un regno, funzionano tutti alla stessa maniera. Tradirà non perchè noi gli diciamo di farlo, ma perchè è convinto che così otterrà quello che vuole. Ruberà, ucciderà perchè sarà convinto, l'avremo convinto, di non poter fallire. Che chi fallisce è nullo, un perdente, e comunque non è il suo caso.
Certo, devi essere pronto a promettere al tuo protetto qualcosa di adeguato. Al Figlio del Nemico, Nemico lui stesso, avevamo promesso tutti i regni della Terra; e ti giuro che l'offerta era sincera. Pensa che splendido monarca sarebbe stato. Che potenza, che splendore! E che potere avremmo avuto noi!
Ma il fesso ha rifiutato. Magari si sarebbe trovato anche bene, certo meglio dello schifo di vita e di morte che ha avuto.
Ma per nostra fortuna gli uomini di solito accettano. Basta accontentarli in poco, dimostrare che il bene non paga e noi invece sì... e sono presi all'amo. Basta bisbigliare il suggerimento che potranno avere quello che vogliono, se solo faranno di tutto per averlo.
E nell'istante in cui dicono "Farei di tutto per..." abbiamo la certezza che la nostra opera ha colpito nel segno.
Poi, in fondo quello che domandano devi solo prometterlo, mica darglielo, sarai d'accordo con me. Potremmo procurarlo: ma perchè non farli soffrire?
Vedrai: hanno desideri così meschini, all'inizio, che accontentarli è facile. Quando capiranno che qualunque cosa chiedano è troppo piccola sarà già tardi.
In fondo al Nemico possiamo solo invidiare questo. Ci ha dato, o meglio ci siamo presi, la facoltà di potere dare tutto: ma il tutto non è l'Infinito.
Quello se lo è tenuto stretto, il bastardo. Ma se crede che a noi importi si sbaglia di grosso. Sappiamo accontentarci, noi. Oh se si sbaglia.

La maggior parte
degli uomini di oggi
non sono tanto atei o non credenti,
quanto increduli.
Ma colui che è incredulo
non è fuori dalla sfera della religione.
Lo stato d'animo
di chi non appartiene più
alla sfera del religioso
non è l'incredulità,
ma l'indifferenza,
il non saper che farsene di queste domande.
Ma l'indifferenza
è veramente la morte dell'uomo.


CHE NEL PERENNE
E VANO TENTATIVO
DI CREARE
CON LE PROPRIE MANI
LA PROPRIA COMPLETEZZA?
| Tracce n. 8 - settembre 2007 Bologna La vita come offerta Martino e l’abbraccio del Destino Storia di un dolore durato quindici mesi. E di un ragazzino tenace che l’ha attraversato lieto, fino al compimento. Diventando un segno per tutti di Sabina Gerardi |
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Quando, a fine aprile, sono andata a trovare Martino in ospedale, ricoverato dopo una prima crisi epilettica notturna, Giorgia, la madre, col volto carico di dolore, mi ha detto: «Sabina, se la Madonna non fa il miracolo della guarigione, non pregherò mai più». L’ho abbracciata, impotente, chiedendo a Dio la forza di stare di fronte al Mistero, che a volte ci incontra in modo così duro e incomprensibile. Un abbraccio, quello che ho cercato di dare in questi 15 mesi di malattia a Martino e ai suoi; un abbraccio, quello che inaspettatamente ho ricevuto io. Notizia improvvisa Un gesto potente Grande ricompensa |