Bitsolitario

Ti porgo la mia mano, non so dire se per farmi alzare o per alzarti, ti chiedo solo di prendere la mia mano. (P.& M.)
Raggio divino al mio pensiero apparve, Donna, la tua beltà... (G.Leopardi Inno ad Aspasia)
Come ci si può aspettare che il destino conceda vittoria a una giusta causa, quando nessuno è pronto a sacrificarsi pienamente per essa? (Sophie Scholl)
Vivere a dispetto di ogni male! (Hans Scholl)
L'incontro è un mistero che vive delle domande della vita. (P.& M.)
Ci sono più cose in cielo e in terra che non nella filosofia. Ma anche certe filosofie tirano fuori cose che non stanno né in cielo né in terra.
Il cuore, è un hard-disk a capacità infinita... (P.& M.)
«Se la musica non è una finestra spalancata sul Mistero, è solo rumore del nulla» (William Congdon)
«Sapevo da bambina che gli esseri umani sono liberi. Non sono di nessuno. Non c'è una prigione che può incatenarli per sempre» (Elisabeth Fritzl)
“La Chiesa cattolica è soltanto per i santi e per i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicana”. (Oscar Wilde)

Chi sono

Utente: bitsolitario
Nome: Bitsolitario
Sono un bitsolitario che naviga nella rete di internet per capire se vale la pena restare solitario o cercare compagnia. Se sono in questo blog probabilmente ho scelto la seconda ipotesi anche perchè un solitario alla fine è sempre triste e per natura nessuno vuole essere solo. Della bellezza non si è mai stanchi, diceva don Giussani, così è nel guardare mia figlia, mia moglie, la dolcezza di Maria, le montagne del Renon. Desidero un giorno avere la possibilità di vivere con imiei cari gli ultimi anni della vita in una baita del Renon, curiosando il passaggio del trenino dell'immagine del mio profilo. Ebbene si, mi identifico in quel trenino vecchio e lento ma unico, che corre attraverso un paesaggio stupendo che emoziona il cuore. Porta con se tutto quello che più gli sta a cuore. I passeggeri sono la mia famiglia e gli amici più cari. Correrò su e giù tra Soprabolzano e Collalbo fino a quando un giorno Dio mi vorrà con se per un'altro tragitto ferroviario.

Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Sesso: Intervista a Fabrice Hadjadj

Parla il filosofo francese che invoca una nuova Mistica della carne contro ogni riduzione dei rapporti a “masturbazione assistita”: «Il tecnicismo e la morale borghese rinchiudono il desiderio sessuale nel preservativo. È la Chiesa l’unica a non aver paura di liberarlo fino in fondo»

Leggi: La preghiera di Camillo Langone sul Foglio

di Rodolfo Casadei

Conversare con Fabrice Hadjadj, l’autore di Mistica della carne. La profondità dei sessi, è un’esperienza di grande piacevolezza intellettuale. Attraverso il suo linguaggio sempre lucido si ha l’impressione di sentirsi trascinati contemporaneamente nel profondo degli argomenti e verso l’alto, ben al di sopra del ronzio pseudo-pansessualista. Trentotto anni, francese, nato da genitori ebrei di origini tunisine e convinzioni maoiste, ama presentarsi come un «ebreo di nome arabo e di confessione cattolica». Al cattolicesimo è approdato dopo una giovinezza trascorsa tra l’ammirazione degli ideali rivoluzionari della Comune di Parigi e l’immersione nella lettura dei grandi nichilisti del Novecento. Ha scelto di battezzarsi e diventare cattolico alla soglia dei trent’anni e se gli domandi perché l’ha fatto replica divertito: «Sono io che mi chiedo: perché non l’ho fatto prima? ». Fabrice Hadjadj insegna in un liceo e nel seminario diocesano di Tolone, ma è soprattutto un filosofo, una specie di Nietzsche cattolico, autore di una decina di libri in forma di saggi e drammi teatrali. Ecco una sintesi della conversazione. 


«La nozione di educazione sessuale è problematica, perché la sessualità implica l’esperienza del desiderio e del suo eccesso. Il desiderio sessuale non si educa così come ci si educherebbe alla matematica: non è una semplice forma di istruzione. Si tratta di un desiderio che ci fa sentire non più padroni di noi stessi. Questa esperienza di spossessamento chiede di essere vissuta pienamente, e qui si innesta l’esigenza dell’educazione nel senso di un “accompagnamento” del desiderio. Ma non per contenerlo, spezzarlo, diminuirlo, anzi: per andare fino in fondo. Invece oggi ci sono due modalità di praticare l’educazione sessuale fra loro opposte, ma entrambe sbagliate.
 La prima è la presentazione della sessualità secondo una modalità tecnica, centrata sui temi del rischio per la salute e della pianificazione familiare, per cui nei licei si dice: “Guardate che attraverso il sesso si trasmettono malattie e si possono verificare gravidanze”. La gravidanza è messa da subito sullo stesso piano delle malattie a trasmissione sessuale, e perciò si consiglia il preservativo. Il dono della vita è messo sullo stesso piano di una minaccia di morte, è visto come una malattia. Di conseguenza l’educazione sessuale consiste nello spiegare come si applica un preservativo, come si prende la pillola anticoncezionale o la pillola del giorno dopo, eccetera. Ma questa non più è sessualità, è qualcosa dell’ordine di una masturbazione con partner, di una masturbazione assistita.
L’uomo è intrappolato dentro al suo stesso piacere, non incontra nessuno, non è in una relazione sessuale che presuppone l’apertura dell’uomo a una donna che desidera a tal punto che gli pare di vedere in lei la strada della sua vita. 
La sessualità è ridotta a un atto consumistico che deve essere gestito secondo una modalità tecnica. Dicendo ai ragazzi: “Fate quel che volete, però proteggetevi”, si trasmette l’idea che il cuore della sessualità non è l’incontro, l’unione, la comunione, ma la preservazione. Infatti la parola ultima è: preservativo. Ciò significa che l’amore viene pensato in termini di preservazione, che la sessualità viene pensata in termini di protezione di sé. Tutto è centrato su di sé, sul proprio piccolo piacere: ci si serve dell’altro come di una cosa. Pasolini ha ben compreso e denunciato questa distruzione della sessualità da parte del consumismo. Dall’altra parte c’è un’educazione sessuale concepita secondo una modalità morale estrinseca. Cioè da una parte si colloca il desiderio sessuale, dall’altrala morale che viene a fare ostruzione. La morale borghese taglia la strada alla sessualità perché la considera come qualcosa di pericoloso in sé. E quindi cerca di controllarla. Dice che ci vuole il sentimento, il rispetto dell’altro, eccetera. Come se, appunto, la sessualità fosse pericolosa in sé e bisognasse aggiungervi qualcosa che in essa non è già presente. La morale non è pensata a partire da ciò che il desiderio sessuale in quanto tale esige per essere se stesso, ma a partire da qualcosa di esterno che viene a contenere tale desiderio. Dunque da una parte abbiamo il tecnicismo, dall’altra il moralismo, ed entrambi sono inefficaci nell’educare i giovani. I quali, quando gli si dice: “Facendo sesso proteggetevi”, tendono a rispondere: “Sì, ma se tanto devo morire e dopo non c’è nulla, perché devo proteggermi? Che cos’è questo aggeggio da buon piccolo borghese, per preservarsi? Dobbiamo morire! Che ci importa dell’avvenire? Tanto vale andare al massimo, bere, ubriacarsi, farsi tante donne. Mi dite che l’Aids uccide, ma io sono comunque destinato a perire, e allora perché dovrei stare nei ranghi?”. Quando gli adolescenti reagiscono al tecnicismo e al moralismo in questo modo, sono in realtà più profondi degli adulti. Dietro una rivolta come questa, anche quando non è esplicitata, ci sono una profondità e un’esigenza di senso che né il tecnicismo né il moralismo possono dare».


Il contrario della repressione


«Lo scopo di una vera educazione sessuale, a mio parere, deve essere l’affermazione del desiderio sessuale fino in fondo. E del resto è quello che dice anche la Chiesa. La Chiesa non proibisce certo il sesso, non è repressiva, al contrario: è favorevole al sesso fino alle estreme conseguenze, non con un piccolo preservativo che mi protegge, o con un lieve sfregamento che mi procura un lieve piacere e poi me ne vado di corsa. No: fate pure, ma portate l’esperienza alle sue estreme conseguenze. La morale della Chiesa non è contro il sesso, è la liberazione sessuale che è contro il sesso, perché lo riduce a un atto di consumo. La Chiesa è per la pienezza della sessualità».



Il dualismo dell’omosessualità


«Quando dico sessualità penso alla sessuazione: l’uomo e la donna, il maschile e il femminile. La Chiesa rigetta l’omosessualità semplicemente perché non si tratta di vera sessualità. Dire omosessualità è come dire “cerchio quadrato”: se i due hanno lo stesso sesso, viene meno l’ordinazione reciproca dei due sessi. Se la vostra sessualità non è aperta alla fecondità, di cosa state parlando? Prendete in mano il primo manuale di zoologia che trovate, e scoprirete che la sessualità è legata alla questione della fecondità, della procreazione. Attenzione, quando dico che l’omosessualità non è una sessualità io non discrimino: non sto proponendo giudizi di valore, il mio intento non è prescrittivo, ma descrittivo. Anche i greci ritenevano che la pederastia non era sessualità, e proprio per questo la consideravano superiore. Per loro era una realtà spirituale, qualcosa che aveva a che fare con l’emulazione virile ed era legata alla loro visione dualista del rapporto fra anima e corpo. 
Chiamare sessualità qualcosa che non lo è sarebbe una contraffazione. E questo è importante anche per coloro che vengono definiti omosessuali, chiamati a prendere coscienza che il loro desiderio non è propriamente sessuale. Essi in realtà fanno un uso non sessuale delle loro parti sessuali. Non è perché le parti sessuali entrano in gioco che si è obbligati a definire ciò sessualità: io posso, se voglio, ficcare il mio pene in una porta, ma quel che faccio non è sessualità. Non sono necessariamente atti sessuali tutti gli atti che io posso fare con le mie parti sessuali. Se vivo l’amore e la comunione in opposizione al dato fisico del mio corpo, vivo una situazione schizofrenica, dualista. La Chiesa insiste sull’unità di carne e spirito, di anima e corpo. Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa. Essa dice: siete liberi di fare quel che volete, ma vi ricordiamo soltanto che se andate in quella direzione, vi sarà una rottura della vostra unità personale, questa rottura noi la chiamiamo peccato».



L’esperto che uccide l’incontro


«La questione centrale della sessualità è la comunione feconda entro la quale i corpi esprimono quel che le anime vivono. Di fronte a un tema del genere, come può la posizione dell’“esperto” non essere quella di uno che impone una riduzione tecnica? L’incontro umano contiene qualcosa che mi sfugge. L’idea stessa che si possano fare previsioni in materia di incontro ci immette in una logica di calcolo del rischio estranea all’essenza dell’incontro. Non ci sono più l’uomo e la donna che si incontrano per vivere qualcosa di unico. È esattamente quello che troviamo in 1984 di Orwell: anche lì ci sono gli esperti che organizzano tutto. E poi c’è un momento in cui l’eroe del racconto sfugge alla presa dello Stato totalitario: è quando si trova da solo con una donna nella foresta, e lei si spoglia davanti a lui. In quel momento è fuori dalla logica degli esperti, non c’è nessuno che gli dia indicazioni e gli ingiunga come deve comportarsi. 
Bisogna accettare che nell’ambito della sessualità non esistono gli esperti. Altrimenti si finisce nel tecnicismo e nell’ingiunzione sociale. La seconda cosa da dire riguardo agli “esperti” che entrano nelle scuole, è che questo fatto pone un altro problema: rende impossibile agli adolescenti la sessualità come scoperta. Quello che predomina è un massiccio discorso entro il quale i gesti del desiderio sono ridotti a delle pratiche. E perciò a delle tecniche: c’è la fellatio, c’è la sodomia, c’è il rischio dell’Aids. E questo è veramente terribile, perché all’essere in un incontro e nei gesti del desiderio all’interno di un incontro, si sostituisce l’induzione di comportamenti. E anziché essere con l’altro e vivere con l’altro, si cerca di conformarsi a una normatività fatta di norme sessuali, o meglio pseudo sessuali, che vengono imposte alla persona: voi dovete fare così e cosà, se non fate così sbagliate. Questo è pericoloso perché non si è più nella scoperta dell’altro e nel movimento del desiderio, si è in qualcosa che è intrusione: l’intrusione di una serie di norme e inoltre l’intrusione dell’industria del lattice, dell’industria farmaceutica, eccetera. Per cui è vietato inquinare i fiumi, ma è lecito inquinare le giovani donne con prodotti chimici: devono prendere pillole, pastiglie, eccetera. La tecnica interviene in tutti i rapporti, e questo distrugge completamente il desiderio. Alla fine si fa sesso ugualmente, per divertirsi un po’, ma faticosamente, con infinite reticenze, in modo meschino, cercando di rubacchiare qualche nuovo trucco dal Kamasutra. Che infelicità! Il cattolico, invece, è il vero edonista. Ha la sua donna e va fino in fondo. Non passa tutto il tempo a chiedersi: “Oh, cosa succederà adesso? Che rischio sto correndo?”. E se il seme che ha immesso nella donna gli torna indietro sotto forma del viso di un figlio, la gioia è ancora più grande. Il piacere sessuale non sta solo nell’atto carnale, è anche la gioia di vedere il volto del proprio figlio: è piacere sessuale anche quello. L’atto carnale ha un’intensità di piacere molto forte e molto breve, poi c’è una caduta, tutta l’esperienza lo dice. Ma la gioia per l’arrivo di un figlio è un piacere che non si spegne». 



Il femminismo non è femmina


«Oggi la sessualità è sempre concepita in modo fallico. La dimensione femminile della sessualità tende a scomparire. Anche il femminismo, in gran parte, si è dispiegato come rivendicazione di valori maschili da parte delle donne. Non si è ancora visto un femminismo che affermi i valori femminili contro il machismo. C’è stata piuttosto un’interiorizzazione del machismo da parte delle donne, attraverso l’idea che l’uguaglianza è tutto. Ma nell’atto carnale il tempo e lo spazio maschili non sono gli stessi del tempo e dello spazio femminili. L’uomo è in uno spazio che è quello dell’esteriorità: l’uomo penetra, genera ma fuori di sé, compie un atto all’esterno di sé. La donna, invece, è nello spazio dell’interiorità: riceve l’uomo, lo accoglie in sé ed è in grado di accogliere un essere umano intero dentro di sé. La donna è abitabile, cosa che non vale per l’uomo. Perciò il femminile implica l’affermazione che nella sessualità non c’è solo la vagina, c’è anche l’utero. Nei settimanali patinati c’è tantissimo sul sesso della donna, ma non c’è niente sull’utero. La cosa interessante è questa: quando domina la concezione fallica e anche il femminismo è fallico, la donna è percepita come ridotta alla vagina o al clitoride, ma l’utero scompare. Questo è molto interessante: l’isterectomia è la condizione, per così dire, del femminismo odierno.


Per quanto riguarda il tempo, l’uomo si colloca in un tempo corto dentro all’atto carnale. Il suo desiderio sorge immediato, mentre nella donna, si sa, ci vuole più tempo. In seguito, il tempo dell’uomo è quello dell’eiaculazione, dell’orgasmo. Mentre per quanto riguarda il tempo della donna, c’è un tempo femminile lungo, che è quello della gestazione. Nella donna c’è un seguito all’atto sessuale. Che consiste nel portare in sé un figlio, cosa che l’uomo non può fare. Oggi questo spazio dell’interiorità, questo tempo della gestazione, è stato spezzato e anche la donna vuole essere nell’esteriorità, col suo clitoride fra le gambe che tiene il posto del fallo, e nel tempo breve, che coincide con l’ossessione dell’orgasmo. Ma l’orgasmo non è essenziale per l’atto sessuale! Può esserci comunione fra i due anche senza orgasmo. Al limite, un fallimento rispetto all’orgasmo, addirittura rispetto alla penetrazione, può essere un momento di comunione più profonda fra gli sposi all’interno del dramma di quel fallimento. 
Si tratta di richiamare l’autentica sessualità femminile per ritrovare un equilibrio. Occorre ritrovare il vero maschile e il vero femminile: il maschile che è rivolto al femminile, il femminile che è rivolto al maschile. In modo che la donna orienti anche l’uomo verso il tempo lungo e l’interiorità. Questo femminismo della femminilità è una necessità. Quel che viene chiamato educazione sessuale in realtà è l’affermazione massiccia del fallico. Non solo è distruttivo, non solo fa della donna una preda dell’uomo, ma ne fa un sotto-maschio. Una specie di maschio difettoso che squilibra tutta la società». 



Maternità, l’immagine dell’etica


«C’è stata un’epoca in cui la maternità è stata concepita come qualcosa che non atteneva alla libertà della donna. Ella era colei che portava in sé l’erede dell’uomo, ovvero i futuri cittadini: Marianna madre in affitto, incubatrice dei cittadini. La Francia ha conosciuto un intenso natalismo dopo la sconfitta di Sedan nel 1870. Si diceva: “I tedeschi sono più numerosi di noi, fate più figli per la Francia”. Che è come dire: producete carne da cannone, fate figli per lo Stato, per la gloria della nazione. Questo non è riconoscere la maternità come l’avvenimento radicale di un’accoglienza nei confronti di una nuova persona che entra nel mondo, da accogliere per se stessa. Il natalismo ha confiscatola maternità, dunque per reazione la donna ha voluto emanciparsi. Ma bisognava emanciparsi dalla confisca della maternità da parte dell’uomo e dello Stato, non dalla maternità come tale, come è invece avvenuto. Poiché la maternità è una possibilità propriamente femminile, pensare il femminile in opposizione alla maternità come fanno certe femministe è arrivare alla distruzione della donna. E di conseguenza alla distruzione dell’uomo. Perché appunto noi uomini abbiamo bisogno della donna per aprirci al mistero dell’interiorità, della gestazione, della pazienza, del portare l’altro per metterlo al mondo. Quando cerca di definire che cos’è la responsabilità verso l’altro, Emmanuel Levinas propone un’espressione e un’immagine: portare l’altro. E dice: è il femminile che manifesta questo. L’etica ha la sua immagine più forte nella maternità, che è il luogo concreto della responsabilità.
L’accoglienza del figlio per se stesso equivale all’espressione “fare dei figli per Dio”. Perché la sessualità in ultima analisi mira a questo: aumentare il numero degli Eletti; e il desiderio sessuale che ci trascina fuori da noi stessi è ultimamente un’astuzia di Dio. È Dio che chiama, questo è il senso profondo della sessualità. Non si fanno figli per lo Stato, o per noi stessi, o per l’autorealizzazione della donna. Si fanno figli per la vita eterna».

Tempi.
postato da: bitsolitario alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: cultura, politica, amore, vita, amicizia, sesso, bellezza, cristianesimo
martedì, 15 settembre 2009

Stiamo lottando per Caterina.

Ringrazio immensamente tutti coloro che in queste ore pregano per mia figlia, Caterina, 24 anni, che si trova in coma all’ospedale di Firenze per un inspiegabile arresto cardiaco.

C’è una cosa importantissima e preziosissima che si può fare: pregare! Far celebrare messe e recitare rosari per la sua guarigione  è, in questo momento, la speranza più grande. Noi e gli amici lo stiamo facendo instancabilmente, anche con la recita della preghiera per ottenere l’intercessione di don Giussani (ve la copio qua sotto).

Io e tutta le mia famiglia ve ne siamo grati.

Che Dio vi benedica.

Antonio Socci

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Signore Gesù, tu che ci hai donato don Giussani come padre e ci hai insegnato, attraverso di lui, la gioia di riconoscere la nostra esistenza come offerta a te gradita, concedici per sua intercessione la grazia della guarigione di Caterina. Te lo chiediamo per la sua glorificazione e per la nostra consolazione. Amen.


http://www.antoniosocci.com/2009/09/stialo-lottando-per-caterina/

mercoledì, 29 luglio 2009

In funivia dalla città alla montagna

Il trasporto organizzato delle persone da Bolzano al Renon ha una lunga tradizione, dato che già più di 100 anni fa i membri delle famiglie patrizie bolzanine partivano da Piazza Walther con il trenino a cremagliera alla volta dell`altipiano. La ferrovia a cremagliera venne sostituita nel 1966 da una funivia che, con i suoi 4566 metri di lunghezza entrò a suo tempo nel Guinness dei Primati quale funivia più lunga del mondo.

Anch’essa, comunque, è entrata nella storia, dopo 40 anni di onorato servizio e si è deciso di costruire un nuovo tipo di funivia a tre funi. Questo nuovo sistema funiviario, con due funi di sostegno ed una di traino è molto adatto alle moderne funivie. La lunghezza del tracciato è di 4541 m, la capacità di trasporto né di 550 NeueRittnerSeilbahn2.JPGpersone all’ora per mezzo di 8 cabine con 24 posti a sedere che possono contenere 35 passeggeri. La nuova funivia impiegherà 12 minuti per collegare il capoluogo provinciale a Soprabolzano ed i lunghi tempi di attesa saranno solo un ricordo del passato, in quanto ogni quattro minuti si potrà salire nelle capienti cabine con finestre panoramiche e dipinte di una tonalità rossa che ricorda il colore del vino di Santa Maddalena. La nuova Funivia del Renon è un cardine dell’innovativa concezione altoatesina del trasporto intra ed interprovinciale. 

.

Prezzo biglietto: solo andata € 2,50; andata + ritorno € 3,50; bambini sotto i 6 anni gratuiti. Biglietto gruppo da 10 persone con una riduzione di -10%.

Gli orari : nei giorni feriali dalle ore 6.40 alle ore 21.00 e nei giorni festivi dalle ore 7.10 alle ore 21, ultima corsa alle ore 20.48. Parcheggio alla stazione a valle al prezzo di € 1,30 per ogni ora.

 

Alla stazione a monte a Soprabolzano i viaggiatori sono attesi dall’ultima ferrovia a scartamento ridotto ancora in servizio in Alto Adige che, attraverso il fantastico paesaggio del Renon, li potrà portare sino a Collalbo. Prezzo biglietto: solo andata € 2,50; andata + ritorno € 3,50; bambini sotto i 6 anni gratuiti. Biglietto gruppo da 10 persone con una riduzione di -10%.

Nuova Funivia del Renon, quasi 84mila passeggeri nel primo mese!

postato da: bitsolitario alle ore 11:41 | link | commenti
categorie: vacanze, amicizia, viaggiare, montagna, bellezza, accoglienza, renon
martedì, 29 gennaio 2008

Medjugorje

Messaggio del 25 Gennaio 2008

Cari figli, con il tempo quaresimale voi vi avvicinate ad un tempo di grazia. Il vostro cuore è come terra arata ed è pronto a ricevere il frutto che crescerà nel bene. Figlioli, voi siete liberi di scegliere il bene oppure il male. Per questo vi invito: pregate e digiunate. Seminate la gioia e nei vostri cuori il frutto della gioia crescerà per il vostro bene e gli altri lo vedranno e lo riceveranno attraverso la vostra vita. Rinunciate al peccato e scegliete la vita eterna. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
lunedì, 31 dicembre 2007

auguri!

Un buon anno a te, che leggi queste righe, perchè l'amore di Dio possa penetrare il tuo cuore e trasformarti in lampada per i fratelli che camminano nell'ombra,
Buon anno a te, che piangi e non sai più se sperare...
Buon anno a te, che non hai una casa, un lavoro, chi ti vuole bene....
Buon anno a te, piccola creatura che sei stata gettata via, abbandonata, maltrattata...
Buon anno a te, che a causa dei tuoi errori ,stai leggendo questo augurio dietro a delle sbarre...
Buon anno a te, che anziano e affaticato, ti senti arrivato al termine del tuo cammino...
Buon anno a te, che nonostante sia meno abile, hai il coraggo di vivere la vita e gridalo al mondo intero...
Buon anno a te, che sei consacrato a Dio e vivi portando il Suo amore tra la gente...
Buon anno a voi, coppie di fidanzati e sposi...siate esempio vivente di Cristo....
Buon anno a te, che per lavoro vivi lontano dalla tua famiglia....

Buon anno a tutti voi... da tutti noi, che in unità camminiamo insieme...

Te lo diciamo così, attraverso queste immagini ...
clicca e sarai catapultato nel mio blog  della parrocchia....
Ciao!
By Benny
postato da: Benedettaj alle ore 15:59 | link | commenti
categorie: amore, amicizia, bellezza, brindisi, verita, accoglienza, 2008, bonta
venerdì, 23 novembre 2007

Banco Alimentare

SABATO 24 NOVEMBRE 2007

Nella storia di "Banco Alimentare" in Europa, questo evento nasce nel 1987 in Francia, per poi propagarsi ulteriormente negli altri Paesi europei dove esiste "Banco Alimentare".

In Italia questa esperienza inizia nel 1997 con un primo risultato di 1.600 tonnellate, per arrivare dopo 10 anni a 8.422 tonnellate di alimenti raccolti. Il giorno è, ogni anno, l'ultimo sabato di novembre, essendo questa la scadenza abituale concordata con la Fédération Européenne des Banques Alimentaires.

L'organizzazione, il reclutamento dei volontari e tutto il lavoro di fronte ai supermercati, sui mezzi di trasporto e nei magazzini sono supportati dalla collaborazione con la Federazione dell'Impresa Sociale - Compagnia delle Opere, L'Associazione Nazionale Alpini, la Società San Vincenzo de Paoli, e anche moltissime Associazioni destinatarie dell'attività del Banco.
L'evento gode anche dell'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.

Consulta l'elenco dei supermercati che aderiscono all'iniziativa nella tua regione!

Abruzzo - Basilicata - Calabria - Campania - Emilia Romagna - Friuli Venezia Giulia - Lazio - Liguria - Lombardia - Marche - Molise - Piemonte - Puglia - Sardegna - Sicilia - Toscana - Trentino Alto Adige - Umbria - Valledaosta - Veneto

giovedì, 04 ottobre 2007

Orgogliosa di essere debole

QUANTA PIU' POTENZA ESISTE

 NEL PIEGARE LE GINOCCHIA

 DINNANZI AL RICONOSCIMENTO

 DEI PROPRI LIMITI

CHE NEL PERENNE 

E VANO TENTATIVO

 DI CREARE

CON LE PROPRIE MANI

 LA PROPRIA COMPLETEZZA?

martedì, 02 ottobre 2007

Martino e l'abbraccio del destino

Tracce n. 8 - settembre 2007
Bologna
La vita come offerta


Martino e l’abbraccio del Destino
Storia di un dolore durato quindici mesi. E di un ragazzino tenace che l’ha attraversato lieto, fino al compimento. Diventando un segno per tutti

di Sabina Gerardi

Quando, a fine aprile, sono andata a trovare Martino in ospedale, ricoverato dopo una prima crisi epilettica notturna, Giorgia, la madre, col volto carico di dolore, mi ha detto: «Sabina, se la Madonna non fa il miracolo della guarigione, non pregherò mai più». L’ho abbracciata, impotente, chiedendo a Dio la forza di stare di fronte al Mistero, che a volte ci incontra in modo così duro e incomprensibile. Un abbraccio, quello che ho cercato di dare in questi 15 mesi di malattia a Martino e ai suoi; un abbraccio, quello che inaspettatamente ho ricevuto io.
Da ormai diversi anni conoscevo Martino. Elementari e medie con Tommaso, il mio secondo figlio, poi in scuole diverse, ma sempre più amici. Un bambino curioso, vivace e davvero intelligente. Quando veniva a casa, sempre educato e rispettoso, tradiva coi suoi occhi accesi la vivacità che poi esplodeva mentre giocava con Tommi. Le sue battute, ironiche e positive, ne lasciavano capire la capacità di giudizio e la grande intelligenza.
Giorgia e Andrea, i genitori, li vedevo poco. Un saluto, una telefonata, sempre cordiale e accogliente, per accordarci sui figli, qualche loro festa di compleanno.

Notizia improvvisa
La notizia della malattia di Martino, tumore al cervello, è arrivata improvvisa, di ritorno da una mia gita scolastica in Sicilia, nell’aprile 2006. Mi ricordo che mi sono dovuta sedere. Era impossibile crederlo, impensabile.
Quindici mesi di speranze, dolore, preghiere. Così è cominciata l’amicizia con Giorgia e Andrea.
Martino voleva sapere sempre tutto, voleva essere presente quando i medici parlavano coi suoi, voleva leggere le cartelle cliniche. Dopo l’operazione, fra una chemioterapia e l’altra, continuava a frequentare la scuola, se poteva partecipava alla Scuola di comunità coi compagni di Gs. Quando riusciva a vedere gli amici si trasformava, pieno di energia impensata.
Qualche mese fa la situazione si aggrava. Martino capisce. Da allora non chiede più niente sulla sua malattia. Vive gli ultimi mesi paziente, senza mai ribellarsi, senza nessuna lamentela. Lucido e cosciente, certo e fiducioso di essere nelle mani forti e calde di un Padre più grande. Lo si vede sorridere sempre.
«Martino», gli ha chiesto una volta la mamma mentre stendeva il bucato, «perché mi guardi e sorridi?». «Ti guardo, mamma, e questo mi basta per farmi essere felice». Certo del bene dei suoi amici, di sua madre, di suo padre, sosteneva con questa lieta accettazione di un grande sacrificio chi stava vicino a lui. «Devi sorridere, mamma», ripeteva negli ultimi tempi della malattia. Come a insegnarci che la vita ci è data perché la doniamo, perché la offriamo anche con l’ultima energia che abbiamo, anche quando riusciamo a fatica a muovere solo qualche muscolo.
Sempre più spesso ripeteva: «Grazie di tutto, mamma». «Grazie di cosa, Martino?», ha risposto una volta Giorgia. «Di tutto, di avermi fatto nascere». «Martino, vedendo quanto soffri, penso che sarebbe stato meglio non farti nascere». «No mamma, vuoi mettere quante cose belle ho avuto?». Ascoltando queste parole ci si sente percorsi dal brivido di una verità troppo spesso sconosciuta: percepire che la vita è un dono, e per questo è un compito.

Un gesto potente
Una settimana prima che Martino ci lasciasse sono andata con Tommaso a trovarlo in ospedale.
Giorgia mi diceva sempre che i momenti dei pranzi o delle cene duravano 4-5 ore. Martino faceva fatica a mangiare e lei continuava ostinata, minuto dopo minuto, finché non riusciva un po’ per volta a dargli il pasto.
Quel pomeriggio, verso le 18.30, arriva la cena: frittata con purea. Porzione gigante. Guardo Martino sfinito e sorridente nel letto e poi quella enorme frittata. Giorgia, senza scomporsi, la taglia a pezzetti, ne inforca uno e posiziona la forchetta davanti alla bocca del figlio. Martino guarda con occhi dispiaciuti sua madre, come dicesse: non ce la faccio proprio. Io rimango lì ancora mezz’ora con loro a parlare. Una mezz’ora lunghissima. Giorgia mi parla tenendo sempre, con la caparbietà di chi sa davvero amare, la forchetta con quel pezzetto di frittata, ancora lì, davanti alla bocca di Martino che proprio non ce la fa. «Dai Martino, bisogna che mangi». Un minuto, dieci, venti. Inizio anch’io: «Questo pezzetto, ti fa bene…». Niente. Proprio impossibile per lui. Parliamo di tutto. La forchetta lì davanti. «Basta», penso io, «è una tortura…». Avrei ceduto dopo cinque minuti.
Improvvisamente Martino - quasi a confortare e a rispondere all’amore della madre - apre la bocca, prende quel pezzetto di frittata e comincia a masticarlo. Che gesto potente, sofferente e dignitoso. Aprire quella bocca gli è costato una enormità, poi masticare, ingurgitare. La fatica di un parto. Non lo dimenticherò mai. La propria forza è la forza di un Altro. Aprire quella bocca è stato dire sì. Così come la indomabile forza di quella forchetta era la forza di chi, amando suo figlio, ama un Mistero più grande. È la stessa potenza e dignità che dimostrava quando don Nicola gli portava la Comunione e lui, che non voleva riceverla sdraiato, provava con ogni sforzo ad alzarsi sui gomiti, cercando di sollevarsi sullo schienale.
L’offerta lieta di sé ha sorpreso, commosso e trascinato tutti: i suoi genitori, gli amici, i compagni di classe e gli insegnanti del liceo di Budrio che pure vedeva per i pochi giorni che la malattia gli consentiva di frequentare (ottenendo voti fra i più alti della classe). La certezza, la tenacia di ogni attimo e la tenerezza dello sguardo di un ragazzino di quattordici anni, nella sofferenza di un male incurabile, sono un miracolo che ha reso a tutti più familiare il volto del Mistero buono che non ci abbandona.

Grande ricompensa
Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, Martino se ne è andato. Quei tre giorni, prima del funerale, sono stati strazianti e ricolmi di grazia. Solo una fede donata e accolta nel mistero della sofferenza ha potuto trasformare letteralmente in quei mesi Martino, Giorgia e Andrea. Quando preparavo le preghiere dei fedeli, per la funzione, Giorgia mi ha detto: «Devi scriverne una per ringraziare tutti quelli che hanno pregato per Martino, perché il Signore dia loro da subito la Sua grande ricompensa». Io stavo lì per aiutarli, assieme agli amici che sono stati loro più vicini: Barbara, Cristina... Ma alla sera andavo a letto stupita che fossi io, guardando la loro letizia inattaccabile - anche dentro un dolore profondissimo -, ad avere bisogno di loro, di imparare uno sguardo certo di un destino buono.

lunedì, 30 luglio 2007

...Ed eccomi qui ...
...vi porto un soffio di colore ...
...un sorriso....
e..

...un bacio grande...

Affettuosamente

Benny

postato da: Benedettaj alle ore 22:40 | link | commenti
categorie: poesia, amore, cuore, vita, amicizia, bellezza, destino, libertà, compagnia, accoglienza
giovedì, 26 luglio 2007

Luglio 1979 - 2007

     luglio 1979 - 2007

do lu ma me gi ve sa

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Correzzola

Lorenzago

Fiat 126 blu lord (la cipo)

Auronzo il lago

Distesi sul prato...

Campane della chiesa

Passo Mauria

Forni Avoltri

Si... ci stò... voglio stare con te... aiutiamoci...

Ritorno a casa,... sono arrivato, speriamo che le vacanze finiscano presto... non vedo l’ora di rivederti...

...

Poi, Giulia... grazie.

Con l'aiuto del buon Dio, questo è stato l’inizio di una grande storia, e sono certo che con il Suo aiuto grande sarà...

P.& M.