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Il trasporto organizzato delle persone da Bolzano al Renon ha una lunga tradizione, dato che già più di 100 anni fa i membri delle famiglie patrizie bolzanine partivano da Piazza Walther con il trenino a cremagliera alla volta dell`altipiano. La ferrovia a cremagliera venne sostituita nel 1966 da una funivia che, con i suoi 4566 metri di lunghezza entrò a suo tempo nel Guinness dei Primati quale funivia più lunga del mondo.
Anch’essa, comunque, è entrata nella storia, dopo 40 anni di onorato servizio e si è deciso di costruire un nuovo tipo di funivia a tre funi. Questo nuovo sistema funiviario, con due funi di sostegno ed una di traino è molto adatto alle moderne funivie. La lunghezza del tracciato è di 4541 m, la capacità di trasporto né di 550 persone all’ora per mezzo di 8 cabine con 24 posti a sedere che possono contenere 35 passeggeri. La nuova funivia impiegherà 12 minuti per collegare il capoluogo provinciale a Soprabolzano ed i lunghi tempi di attesa saranno solo un ricordo del passato, in quanto ogni quattro minuti si potrà salire nelle capienti cabine con finestre panoramiche e dipinte di una tonalità rossa che ricorda il colore del vino di Santa Maddalena. La nuova Funivia del Renon è un cardine dell’innovativa concezione altoatesina del trasporto intra ed interprovinciale.
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Prezzo biglietto: solo andata € 2,50; andata + ritorno € 3,50; bambini sotto i 6 anni gratuiti. Biglietto gruppo da 10 persone con una riduzione di -10%.
Gli orari : nei giorni feriali dalle ore 6.40 alle ore 21.00 e nei giorni festivi dalle ore 7.10 alle ore 21, ultima corsa alle ore 20.48. Parcheggio alla stazione a valle al prezzo di € 1,30 per ogni ora.
Alla stazione a monte a Soprabolzano i viaggiatori sono attesi dall’ultima ferrovia a scartamento ridotto ancora in servizio in Alto Adige che, attraverso il fantastico paesaggio del Renon, li potrà portare sino a Collalbo. Prezzo biglietto: solo andata € 2,50; andata + ritorno € 3,50; bambini sotto i 6 anni gratuiti. Biglietto gruppo da 10 persone con una riduzione di -10%.
Nuova Funivia del Renon, quasi 84mila passeggeri nel primo mese!
6 ago. 06
Il minestrone. Racconti de "La compagnia del sentiero".
Questo il dialogo fantastico:
<< Vedi cucciolo, avere una maglietta di marca non è sbagliato anzi può essere motivo di soddisfazione personale, ma è il modo con cui la si ottiene che ha un senso perché è importante per la vita. Sono io il primo a scegliere un prodotto di marca perché mi offre più garanzia ma non deve condizionare la mia vita, la mia libertà, l’io, il mio cuore. Questo falserebbe se stessi, falserebbe il gusto per le cose, il gusto per la vita.
Ti faccio un esempio per farti capire meglio: Si è con degli amici in montagna sul Renon a Soprabolzano, viene la voglia di andare a mangiare il più buon minestrone del mondo che alcuni hanno segnalato lassù in quel specifico rifugio. Ci sono due possibilità: la prima è quella di percorrere con gli amici la via del sentiero che porta al rifugio, la seconda è la via più comoda in tutti i sensi, la funivia, con o senza amici questo perché alcuni vanno in funivia altri per il sentiero. Chi non vuole aspettare, fare fatica, la presunta comodità, andare veloce e tutto il resto prende la funivia, e velocemente vede il paesaggio che le sta attorno da una certa visuale, le cose le passano veloci davanti.
Chi si inerpica per il sentiero inizia un percorso al vero faticoso ma pieno di esperienze che non le fa pesare la fatica del salire. Durante il lungo tempo del tragitto si fanno nuove e inaspettate amicizie, si vivono nuove esperienze che mettono alla prova se stessi, si vede le cose che stanno attorno con i piedi per terra, toccando con mano le cose che si vede condividendo l’esperienza con gli amici di avventura tra giudizi personali. Certo c’è il pericolo di farsi male, di perdere il sentiero, ma non si è soli e quando si è certi della meta da raggiungere il sentiero non fa paura, qualcuno è pronto ad aspettarti per porgerti la mano e proseguire la salita.
Arrivo. Chi arriva con il metodo più veloce certamente ha più possibilità di mangiare il minestrone ma con che fame è arrivato? Ne ha abbastanza? Ha testato ogni parte di se per preparare il suo stomaco a gustare con tutta la voglia del mondo quel magnifico minestrone tanto decantato? Forse è da solo, forse in compagnia sta di fatto che si siede e ordina. Ordina anche del vino, il migliore della carta dei vini, se lo può permettere visto che ha pagato il prezzo della funivia. In quel gesto di ordinare c’è tutta l’arroganza della vita, non è un dono quello che si appresta a gustare ma una voglia, un’immagine di benessere, non è accontentare i morsi dello stomaco che ci porta alla realtà di esseri umani. Ho i soldi e scelgo io il meglio e senza chiedere consiglio al ristoratore cosa poteva andar meglio con quel minestrone.
Arrivo di chi ha fatto la strada più lunga, il sentiero tra gli alberi della montagna. Sono stanchi ma felici di avercela fatta, lo si vede nei loro occhi, nel viso, nei gesti di felicitazione che si fanno tra loro. Ci sono tutti perché si sono aspettati per arrivare assieme alla meta, li dalla signora Paola.. Qualcuno arriva primo è naturale ma anche l’ultimo arriva alla meta e viene festeggiato in egual modo. A questo punto c’è il rischio che chi è arrivato il funivia ha mangiato tutto il minestrone e bevuto tutto il vino. Questa possibilità è reale. È possibile. È un rischio. Ma i camminatori conoscono bene il gestore del rifugio,
PARTENZA? Colui che è venuto in funivia deve tornare indietro entro un’ora che non ha stabilito lui ma le regole di chi gestisce la funivia, il ritorno è veloce forse la buio. Certo si può fermare e dormire in rifugio ma la compagnia con cui e salito non vuole, lo vuole trascinare a valle. Oppure deve rimanere solo nel rifugio con la speranza che qualcuno si accorga di lui, con il rischio che chi si ferma in rifugio sono solo quelli che sono venuti dal sentiero e hanno un altro modo di vedere la vita, le cose, e per lui potrebbe essere insopportabile. Deve decidere: ho tornare a valle velocemente o cambiare compagnia. Chi è venuto per il sentiero si ferma in rifugio perché sono attrezzati per questo, lo avevano previsto. Attorno al fuoco sotto le stelle parlano dell’esperienza della giornata e non finiscono mai di raccontare. Cantano della gioia, vecchie canzoni che scaldano il cuore, nuove e inventate li al momento dalla fantasia, cantano del gusto della vita che in quel momento l’esperienza fa vivere. Non vorrebbero mai andare a dormire è troppo bello, il loro cuore è pieno di emozioni. Si guardano attorno perché attenti alle cose e scoprono che l’amarsi è il dono più grande che hanno tra loro e questo li ha trasformati. Vedono un uomo solo che non ha nulla da dire perché non è capace di far uscire una sola parola. Il cuore e li e batte, batte e lui in quel momento vedendo quella compagnia vorrebbe che il cuore le dicesse qualcosa. Qualcuno le si avvicina e le porge un bicchiere di vin brulè … in quel momento tragico e onesto della sua vita deve decidere per se. E’ in conflitto se accettare quel bicchiere e quella compagnia o girarsi dall’altra parte….
Il giorno dopo all’alba la “compagnia del sentiero” (così hanno deciso di identificarsi) decidono di tornare a valle per raccontare a tutti della straordinaria esperienza vissuta lassù in alto al rifugio, e che è vero di quel che si dice sul minestrone più buono del mondo della signora Paola.
Chissà se avranno un amico in più…
Io credo di si perché il miracolo era in quel gesto di offrire il vin brulè così invitante con il suo profumo, il suo colore e il suo calore. Quel gesto poteva essere rifiutato ma non l’ha fatto perché all’improvviso aveva capito che la felicità è una compagnia di amici che ti aiutano a vivere la vita, il tuo destino, che non essere se stessi è come il mondo ti vuole, una finta libertà, la solitudine che viveva era dipendenza da altro e lui voleva essere libero.
Ciao Amore mio alla prossima. Papi.