Bitsolitario

Ti porgo la mia mano, non so dire se per farmi alzare o per alzarti, ti chiedo solo di prendere la mia mano. (P.& M.)
Raggio divino al mio pensiero apparve, Donna, la tua beltà... (G.Leopardi Inno ad Aspasia)
Come ci si può aspettare che il destino conceda vittoria a una giusta causa, quando nessuno è pronto a sacrificarsi pienamente per essa? (Sophie Scholl)
Vivere a dispetto di ogni male! (Hans Scholl)
L'incontro è un mistero che vive delle domande della vita. (P.& M.)
Ci sono più cose in cielo e in terra che non nella filosofia. Ma anche certe filosofie tirano fuori cose che non stanno né in cielo né in terra.
Il cuore, è un hard-disk a capacità infinita... (P.& M.)
«Se la musica non è una finestra spalancata sul Mistero, è solo rumore del nulla» (William Congdon)
«Sapevo da bambina che gli esseri umani sono liberi. Non sono di nessuno. Non c'è una prigione che può incatenarli per sempre» (Elisabeth Fritzl)
“La Chiesa cattolica è soltanto per i santi e per i peccatori. Per le persone rispettabili va benissimo quella anglicanaâ€. (Oscar Wilde)

Chi sono

Utente: bitsolitario
Nome: Bitsolitario
Sono un bitsolitario che naviga nella rete di internet per capire se vale la pena restare solitario o cercare compagnia. Se sono in questo blog probabilmente ho scelto la seconda ipotesi anche perchè un solitario alla fine è sempre triste e per natura nessuno vuole essere solo. Della bellezza non si è mai stanchi, diceva don Giussani, così è nel guardare mia figlia, mia moglie, la dolcezza di Maria, le montagne del Renon. Desidero un giorno avere la possibilità di vivere con imiei cari gli ultimi anni della vita in una baita del Renon, curiosando il passaggio del trenino dell'immagine del mio profilo. Ebbene si, mi identifico in quel trenino vecchio e lento ma unico, che corre attraverso un paesaggio stupendo che emoziona il cuore. Porta con se tutto quello che più gli sta a cuore. I passeggeri sono la mia famiglia e gli amici più cari. Correrò su e giù tra Soprabolzano e Collalbo fino a quando un giorno Dio mi vorrà con se per un'altro tragitto ferroviario.

Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

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martedì, 07 aprile 2009

Solidarietà al popolo ABRUZZESE...

 
LA NOTIZIA
La tragedia che ha colpito l'Abruzzo con il terremoto devastante di ieri mattina ci suggerisce, stamane, una forma ridotta della Notizia. Sono 179 i morti e migliaia i feriti ed è scattata ovunque la solidarietà. Dei numerosi articoli di oggi suggeriamo ne “La Mia Opinione”, un fondo di Davide Rondoni che appare su Avvenire di oggi. E Rondoni scrive: “Già, lo straordinario impeto di amicizia, di soccorso di queste ore è il primo segno che il cuore dell'uomo è fatto per il bene, per donare.” Dello stesso tono sono le numerose mail che abbiamo ricevuto stamane in redazione, da parte di soci e delegati che ci chiedono un'indicazione. Ora, la nostra indicazione è di aderire immediatamente all'iniziativa del Banco Alimentare, che s'è mobilitato a livello nazionale per andare in soccorso alle migliaia di persone sfollate e garantire loro cibo.
Detto questo, pubblichiamo le indicazioni per aderire immediatamente al SOS del Banco Alimentare. I riferimenti sono sul sito www.bancolaimentare.org. Il  conto corrente postale è il N° 28748200 intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus Causale: emergenza terremoto Abruzzo quello bancario è: Banca Prossima IBAN IT52L0335901600100000003514 Intestato a: Fondazione Banco Alimentare Onlus Causale: emergenza terremoto Abruzzo DONA ONLINE (con carta di credito) www.bancoalimentare.org Causale: emergenza terremoto Abruzzo PER CONTATTI 02-89.65.84.63 - Per aiuti da privati (solo donazioni) 02-89.65.84.58 - Per aiuti da aziende (sia donazioni sia alimenti). Per informazioni e segnalazioni è possibile contattare l'indirizzo mail:  terremotoabruzzo@bancoalimentare.it.
La RACCOLTA ALIMENTI  di prodotti necessari riguarda: prodotti a lunga conservazione, non freschi, latte a lunga conservazione, zucchero, crackers e fette biscottate, biscotti, brioches e altri prodotti per la prima colazione, tonno in scatola, confetture e frutta sciroppata, succhi di frutta, cioccolata, prodotti per la prima infanzia, acqua minerale. (Foto e titolo da QN)
giovedì, 11 dicembre 2008

Un albero che non 'pecca' mai.

Iraq, Brianza

Il frutto dell’albero di Margherita non cresce nel giardino di Rachid e Ghafir

di Tempi

Rachid e Ghafir girovagavano per la Brianza su una Toyota Corolla e, quando passavano davanti all’Esselunga di Seregno, sognavano di esplodervi contro, perché «di questi cani miscredenti ne devono morire tanti in un colpo solo, cento, trecento, anche di più». Rachid e Ghafir favoleggiavano sul paradiso che li avrebbe accolti dopo aver consumato la loro vendetta contro «i combattenti dei musulmani, perché loro ci ammazzano i figli e allora anche noi dobbiamo ammazzare i loro figli». Accade in Brianza, provincia italiana. Il terrore arriva, anche geograficamente, nelle zone del week-end fuori porta. Dopo New York, Seregno. L’odio non ha i confini della metropoli, arriva sull’uscio di casa. Della tua casa. Eppure, sempre dalla Brianza, Carate, arriva anche un altro segno ed è quello di Margherita Coletta, la moglie del carabiniere Giuseppe, ucciso a Nasiriyah cinque anni fa, proprio da altri Rachid e da altri Ghafir. Da altri uomini che gli hanno portato via un marito i cui resti sono stati ritrovati sparpagliati, smembrati da trecento chili di tritolo. Durante un incontro, Margherita ha raccontato che il primo mazzo di fiori è stato deposto sul luogo della strage da anonime mani irachene, e che per lei quello era un segno importante, e di speranza. Margherita è la donna che ha perdonato i Rachid e i Ghafir di questo mondo, e che ha dato vita a una fondazione per aiutare i figli degli iracheni, i figli degli assassini di Giuseppe. Margherita ha una fede incrollabile, come Rachid e come Ghafir. Ma, diversamente da quel che sostiene l’intellighentsia laicista italiana, non è la religione che genera mostri. Perché dai frutti conoscerete l’albero. E sull’albero di Margherita cresce la convinzione cristiana che noi amiamo la vita più di quanto Rachid e Ghafir amino la morte.
venerdì, 08 agosto 2008

Nicole Pasetto...

Nicole Pasetto, tradita dal desiderio di "vivere al massimo la vita"

Autore: Buggio, Nerella

Fonte: CulturaCattolica.it

martedì 22 luglio 2008


Nicole 16 anni di Rovigo morta per aver assunto al Lido di Venezia, una pastiglia di Mdma

Un professore che l’aveva conosciuta alle scuole medie, assicura che Nicole Pasetto era una ragazza “con la testa sulle spalle”.
Era in vacanza con i suoi genitori a Sottomarina e si era portata i libri per ripassare, anche se non aveva debiti da riparare.
Nel suo diario sul web Nicole si descrive come un’adolescente come tante, romantica, che ama l’alba e il tramonto, non beve birra, ma fuma molto e spera presto di poter prendere la patente, racconta che cerca amicizia, che quando si annoia fuma e si racconta così: «...c'era una volta una piccola bambina di nome Nicole. Era sempre triste, chiusa in se stessa e voleva sempre e solo la sua mamma; amava stare da sola... col tempo il suo carattere è cambiato molto facendola diventare una ragazzina ribelle che non aveva paura di niente e che odiava il mondo che la circondava, poi gli anni sono passati fino a che la ‘piccola Nichi’ è diventata un'adolescente con tanta voglia di vivere al massimo la vita, tanta voglia di divertirsi, di fare tutte le esperienze possibili e di essere sempre lei stessa».

Parole che potrebbero scrivere tanti adolescenti, la voglia di “vivere al massimo” di provare tutte le esperienze possibili e allo stesso tempo di rimanere se stessi.

Se stessi? Il guaio è che spesso gli adolescenti non sanno chi sono, le esperienze possibili che incontrano sulla loro strada sono esperienze di sesso, droga, sballo, e non esistono persone capaci di indicare loro altre strade, di dire loro che per trovare se stessi bisogna misurarsi con la vita e non con la fuga da essa.

Sono finite le generazioni dell’impegno politico o sociale, gli adolescenti come Nicole guardano Uomini e Donne, sognando di innamorarsi di un bel fusto che gioca a fare l’innamorato per raggiungere per una via che spera breve fama e denaro.

Poi arriva una sera d’estate, la tradizionale Festa del Redentore, molti ragazzi come da tradizione si ritrovano sulla spiaggia del Lido di Venezia, ci sono anche Nicole e le sue amiche, pare abbiano fatto una colletta per acquistare la droga della morte.
Nicole si accascia sulla spiaggia, inutile la corsa all’ospedale di Dolo, Nicole non ce la fa.

La sua vita al massimo, il suo desiderio di provare tutto l’ha tradita e noi siamo qui a chiederci perché, dove abbiamo sbagliato, dove non abbiamo capito, e i giornali ci chiedono di rispondere ad un sondaggio - sei favorevole o contrario al test antidroga fornito alle famiglie per sapere se il proprio figlio nel fine settimana si droga.

Ma il problema non è nemmeno la droga, né l’adolescenza, non è la libertà, il problema è la mancanza di educazione alla responsabilità.
Responsabilità verso se stessi, verso gli altri, chi parla più ai giovani di responsabilità?
Chi li educa ad assumersi degli impegni, a mantenerli, a prendersi cura degli altri?
I nostri ragazzi sono privi di proposte positive con cui confrontarsi, misurarsi ed affrontare la quotidianità e nella migliore delle ipotesi diventano apatici, solitari, oppure aggressivi, cinici.

Diceva una madre l’altro giorno, che gli oratori feriali non le sembravano un posto sicuro, perché gli “educatori” sono poco più che adolescenti che si prendono cura dei bambini più piccoli, meglio la professionalità dei centri gestiti da professionisti, sarà, ma io mi chiedo, in quale altro luogo s’insegna la gratuità? Il prendersi cura di chi è più piccolo gratuitamente? In quale posto si cresce guardando “i grandi” che giocano con te, che ti preparano la merenda, ti medicano il ginocchio sbucciato, altri che sudano su un campo da calcio, che sedano le liti, ti precedono in montagna e ti segnano la via, gratuitamente?
E lo fanno bene, con impegno, con la consapevolezza di "andare al massimo" e i più piccoli guardano e imparano la responsabilità.

 

lunedì, 24 dicembre 2007

APPELLO. ORA LA MORATORIA PER L’ABORTO

C’è anche una pena di morte,legale,che riguarda centinaia di milioni

di esseri umani.Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica,razzista e sessista degli innocenti

Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.

Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.

La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.

Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

martedì, 02 ottobre 2007

Martino e l'abbraccio del destino

Tracce n. 8 - settembre 2007
Bologna
La vita come offerta


Martino e l’abbraccio del Destino
Storia di un dolore durato quindici mesi. E di un ragazzino tenace che l’ha attraversato lieto, fino al compimento. Diventando un segno per tutti

di Sabina Gerardi

Quando, a fine aprile, sono andata a trovare Martino in ospedale, ricoverato dopo una prima crisi epilettica notturna, Giorgia, la madre, col volto carico di dolore, mi ha detto: «Sabina, se la Madonna non fa il miracolo della guarigione, non pregherò mai più». L’ho abbracciata, impotente, chiedendo a Dio la forza di stare di fronte al Mistero, che a volte ci incontra in modo così duro e incomprensibile. Un abbraccio, quello che ho cercato di dare in questi 15 mesi di malattia a Martino e ai suoi; un abbraccio, quello che inaspettatamente ho ricevuto io.
Da ormai diversi anni conoscevo Martino. Elementari e medie con Tommaso, il mio secondo figlio, poi in scuole diverse, ma sempre più amici. Un bambino curioso, vivace e davvero intelligente. Quando veniva a casa, sempre educato e rispettoso, tradiva coi suoi occhi accesi la vivacità che poi esplodeva mentre giocava con Tommi. Le sue battute, ironiche e positive, ne lasciavano capire la capacità di giudizio e la grande intelligenza.
Giorgia e Andrea, i genitori, li vedevo poco. Un saluto, una telefonata, sempre cordiale e accogliente, per accordarci sui figli, qualche loro festa di compleanno.

Notizia improvvisa
La notizia della malattia di Martino, tumore al cervello, è arrivata improvvisa, di ritorno da una mia gita scolastica in Sicilia, nell’aprile 2006. Mi ricordo che mi sono dovuta sedere. Era impossibile crederlo, impensabile.
Quindici mesi di speranze, dolore, preghiere. Così è cominciata l’amicizia con Giorgia e Andrea.
Martino voleva sapere sempre tutto, voleva essere presente quando i medici parlavano coi suoi, voleva leggere le cartelle cliniche. Dopo l’operazione, fra una chemioterapia e l’altra, continuava a frequentare la scuola, se poteva partecipava alla Scuola di comunità coi compagni di Gs. Quando riusciva a vedere gli amici si trasformava, pieno di energia impensata.
Qualche mese fa la situazione si aggrava. Martino capisce. Da allora non chiede più niente sulla sua malattia. Vive gli ultimi mesi paziente, senza mai ribellarsi, senza nessuna lamentela. Lucido e cosciente, certo e fiducioso di essere nelle mani forti e calde di un Padre più grande. Lo si vede sorridere sempre.
«Martino», gli ha chiesto una volta la mamma mentre stendeva il bucato, «perché mi guardi e sorridi?». «Ti guardo, mamma, e questo mi basta per farmi essere felice». Certo del bene dei suoi amici, di sua madre, di suo padre, sosteneva con questa lieta accettazione di un grande sacrificio chi stava vicino a lui. «Devi sorridere, mamma», ripeteva negli ultimi tempi della malattia. Come a insegnarci che la vita ci è data perché la doniamo, perché la offriamo anche con l’ultima energia che abbiamo, anche quando riusciamo a fatica a muovere solo qualche muscolo.
Sempre più spesso ripeteva: «Grazie di tutto, mamma». «Grazie di cosa, Martino?», ha risposto una volta Giorgia. «Di tutto, di avermi fatto nascere». «Martino, vedendo quanto soffri, penso che sarebbe stato meglio non farti nascere». «No mamma, vuoi mettere quante cose belle ho avuto?». Ascoltando queste parole ci si sente percorsi dal brivido di una verità troppo spesso sconosciuta: percepire che la vita è un dono, e per questo è un compito.

Un gesto potente
Una settimana prima che Martino ci lasciasse sono andata con Tommaso a trovarlo in ospedale.
Giorgia mi diceva sempre che i momenti dei pranzi o delle cene duravano 4-5 ore. Martino faceva fatica a mangiare e lei continuava ostinata, minuto dopo minuto, finché non riusciva un po’ per volta a dargli il pasto.
Quel pomeriggio, verso le 18.30, arriva la cena: frittata con purea. Porzione gigante. Guardo Martino sfinito e sorridente nel letto e poi quella enorme frittata. Giorgia, senza scomporsi, la taglia a pezzetti, ne inforca uno e posiziona la forchetta davanti alla bocca del figlio. Martino guarda con occhi dispiaciuti sua madre, come dicesse: non ce la faccio proprio. Io rimango lì ancora mezz’ora con loro a parlare. Una mezz’ora lunghissima. Giorgia mi parla tenendo sempre, con la caparbietà di chi sa davvero amare, la forchetta con quel pezzetto di frittata, ancora lì, davanti alla bocca di Martino che proprio non ce la fa. «Dai Martino, bisogna che mangi». Un minuto, dieci, venti. Inizio anch’io: «Questo pezzetto, ti fa bene…». Niente. Proprio impossibile per lui. Parliamo di tutto. La forchetta lì davanti. «Basta», penso io, «è una tortura…». Avrei ceduto dopo cinque minuti.
Improvvisamente Martino - quasi a confortare e a rispondere all’amore della madre - apre la bocca, prende quel pezzetto di frittata e comincia a masticarlo. Che gesto potente, sofferente e dignitoso. Aprire quella bocca gli è costato una enormità, poi masticare, ingurgitare. La fatica di un parto. Non lo dimenticherò mai. La propria forza è la forza di un Altro. Aprire quella bocca è stato dire sì. Così come la indomabile forza di quella forchetta era la forza di chi, amando suo figlio, ama un Mistero più grande. È la stessa potenza e dignità che dimostrava quando don Nicola gli portava la Comunione e lui, che non voleva riceverla sdraiato, provava con ogni sforzo ad alzarsi sui gomiti, cercando di sollevarsi sullo schienale.
L’offerta lieta di sé ha sorpreso, commosso e trascinato tutti: i suoi genitori, gli amici, i compagni di classe e gli insegnanti del liceo di Budrio che pure vedeva per i pochi giorni che la malattia gli consentiva di frequentare (ottenendo voti fra i più alti della classe). La certezza, la tenacia di ogni attimo e la tenerezza dello sguardo di un ragazzino di quattordici anni, nella sofferenza di un male incurabile, sono un miracolo che ha reso a tutti più familiare il volto del Mistero buono che non ci abbandona.

Grande ricompensa
Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, Martino se ne è andato. Quei tre giorni, prima del funerale, sono stati strazianti e ricolmi di grazia. Solo una fede donata e accolta nel mistero della sofferenza ha potuto trasformare letteralmente in quei mesi Martino, Giorgia e Andrea. Quando preparavo le preghiere dei fedeli, per la funzione, Giorgia mi ha detto: «Devi scriverne una per ringraziare tutti quelli che hanno pregato per Martino, perché il Signore dia loro da subito la Sua grande ricompensa». Io stavo lì per aiutarli, assieme agli amici che sono stati loro più vicini: Barbara, Cristina... Ma alla sera andavo a letto stupita che fossi io, guardando la loro letizia inattaccabile - anche dentro un dolore profondissimo -, ad avere bisogno di loro, di imparare uno sguardo certo di un destino buono.

venerdì, 31 agosto 2007

Uscita dal coma

"Dichiarata morte cerebrale, parenti negano l’eutanasia, si sveglia dal coma e riprende la vita di prima."

Il 14 luglio 2004 Christina Nichole viene dichiarata cerebralmente morta in seguito ad uno shock ipoglicemico.

 


Viene posta in un letto attaccata agli strumenti che le permettono di sopravvivere.



Dopo sei giorni i medici dicono ai suoi genitori che il suo cervello non si sveglierà mai più (leggete sotto la verità!!) e chiedono loro il permesso di staccare le macchine e prelevarle gli organi (unico vero scopo!!). I genitori però si rifiutano.



Poco dopo Christina dà segni di vita nonostante la prognosi.




Le sue reazioni vitali si fanno più evidenti.




Recupera pian piano le forze.




Riesce a stare seduta senza aiuti.




Inizia la terapia riabilitativa degli arti.



Torna a sorridere.




Ormai è fuori pericolo ed è pronta a tornare alla sua vita di prima…


 

…grazie all’opposizione tenace dei suoi genitori contro quella prognosi infausta.

 


E così Christina ha vinto (insieme ai suoi genitori) la battaglia contro la mentalità della morte e dello sfruttamento del corpo umano per biechi interessi.

Se i suoi genitori non avessero creduto al miracolo e se avessero rinunciato al loro amore per lei a vantaggio di un “buon senso” conformista, avrebbero fatto il gioco perverso della mentalità odierna ed avrebbero perso una figlia….viva!!!


 
Christin Nichole oggi


Due mesi e 11 giorni dopo scriveva...

"Sono entrata in coma il 15 luglio 2004 per ipoglicemia dovuta ad un medicinale, lo Zyprexa, che mi era stato prescritto 13 mesi prima del mio coma per delle emicranie. La squadra di medici ha dichiarato il mio cervello morto e ha chiesto ai miei genitori il permesso di spegnere le mie macchine che mi tenevano in vita.
I miei genitori hanno combattuto ed hanno insistito perchè fossero mantenute le mie funzione ugualmente.
Il decimo giorno del mio coma ho stretto la mano del medico davanti a testimoni: non potevano più dire che il mio cervello era morto!
Ho anche stretto le mani di un mio genitore, "lampeggiando" con gli occhi, ma  i medici hanno detto che erano soltanto riflessi primitivi e che non significavano nulla.

Attraverso l'avvocato abbiamo poi ottenuto le copie delle mie cartelle cliniche ed abbiamo saputo che i medici avevano effettuato le prove che avevano rivelato che il mio cervello era normale, senza danni; non c'era affatto ed assolutamente nessun segno della morte del cervello. 
Se i miei genitori non avessero combattuto per mantenermi in vita, i medici avrebbe chiesto “in modo gentile„ il permesso di prelevare i miei organi ed altre parti del corpo dopo avermi uccisa.
Raccogliere gli organi è migliore quando il corpo è ancora vivo, anche se il corpo muore durante la raccolta.
Non si fa l'anestesia perché il paziente si suppone sia incapace di pensare al dolore poiché il suo cervello è clinicamente morto. Ma il mio cervello non era mai stato spento ed ero conscia di che cosa stava accadendo intorno me.

Ho sentito il dolore dei loro discorsi come ghiaccio versatomi nei miei timpani, nei miei occhi e nel mio spirito. Li ho sentiti discutere con i miei genitori sui loro programmi per uccidermi…".


Judy, madre di Christina racconta…

"Il 15 luglio 2004, Christina Nichole è entrato in coma per shock ipoglicemico. Tutti i suoi organi si sono arrestati e ci hanno detto che il suo cervello era considerevolmente privo di ossigeno.
È stata attaccata alle macchine e hanno dichiarato il suo cervello morto e danneggiato tranne una parte molto piccola nella parte inferiore del suo tronco cerebrale.
La sua prognosi era "probabilità recupero ZERO".
Il sesto giorno ci hanno chiesto il permesso di spegnere le sue macchine.
Durante questo tempo ha avuto molti problemi: ARDS, polmonite, sepsis e infezioni in modo che abbiamo dovuto considerare la donazione degli organi di nostra figlia.
I suoi medici ci hanno detto che era meglio "ucciderla" piuttosto che farla vivere da vegetale senza 'qualità della vita'.
Christina aveva risposto per la prima volta a me la stessa mattina con gli occhi, per cui noi non abbiamo creduto alle loro prove "obiettive".
Abbiamo chiesto la loro diagnosi e prognosi; dopo la prova che abbiamo ottenuto era il minimo da fare come procedura in questi casi. Le nostre richieste sono state negate perché i medici  "sapevano già" che era ormai "morta" e non sarebbe più "tornata".
Si sbagliavano!
Abbiamo saputo successivamente che realmente avevano effettuato gli accertamenti e mostravano risultati NORMALI.
Meno male che noi non ci siamo arresi … Dio sai lodato!
Judy"


[
Liberamente tradotto] ©FLG

postato da: FLG alle ore 15:51 | link | commenti (7)
categorie: morte, meditare, mentalità mortifera
giovedì, 07 giugno 2007

Qualità



Il bambino guardava la nonna scrive
re una lettera.
A un certo punto, chiese: “Stai scrivendo una storia su di noi?
E' per caso una storia su di me?”
La nonna smise di scrivere, sorrise, e disse al nipote:
“In effetti, sto scrivendo di te.
Tuttavia, più importante delle parole, è la matita che sto usando
Mi piacerebbe che tu fossi come lei, quando sarai grande.”
Il bimbo osservò la matita, incur
iosito, e non vide niente di speciale.
“Ma è identica a tutte le matite che ho visto in vita mia!”
“Tutto dipende dal modo in cui guardi
le cose.
Ci sono cinque qualità in essa che, se tu riuscirai a mantenere, faranno sempre di te un uomo in pace col mondo.
Prima qualità: tu puoi fare grandi cose, ma non devi mai dimenticare che esiste una Mano che guida i tuoi passi. Questa mano noi la chiamiamo Dio, e Lui
ti dovrà sempre indirizzare verso la Sua volontà.
Seconda qualità: di quando in quando io devo interrompere ciò che sto scrivendo, e usare il temperino. Questo fa sì che la matita soffra un poco, ma alla fine essa sarà più affilata. Pertanto, sappi sopportare un po’ di dolore, perché ciò ti renderà una persona migliore.
Terza qualità: la matita ci permette s
empre di usare una gomma per cancellare gli sbagli. Capisci che co
rreggere qualcosa che abbiamo fatto non è necessariamente un male, ma qualcosa di fondamentale per mantenerci sulla retta via.
Quarta qualità: ciò che è davvero importante nella matita non è il legno o la forma este
riore, ma la grafite che è all’interno. Dunque, fai sempre attenzione a quello che succede dentro di te.
Infine, la quinta qualità della matita: lascia sempre un segno. Ugualmente, sappi che tutto ciò che farai nella vita lascerà tracce, e cerca di essere conscio di ogni singola azione.”


venerdì, 02 marzo 2007

Maledetto venerdì

Si tu maledetto venerdì che si porta via chi amo,
si tu maledetto che fai piangere il mio cuore,
si tu maledetto che arrivi puntuale a sconvolgere la mia vita,
si tu maledetto che distruggi la poesia dentro in me,
si tu maledetto che irrighi il mio volto di lacrime amare,
si tu maledetto che le mie mani non ti sanno plasmare,
si tu maledetto che non finisci mai,
si tu maledetto perchè mi porti paura,
si tu maledetto fino a quando la ragione del mio soffrire libera il cuore a nuova vita...,
e un giorno inevitabile verrà.
P. & M.
postato da: bitsolitario alle ore 14:30 | link | commenti (6)
categorie: poesia, amore, vita, amicizia, dolore, morte, destino, libertà
lunedì, 05 febbraio 2007

Perchè ho una figlia che mi odia?

"Tu sei al mondo per niente..." questa e la frase che mia figlia questa mattina mi ha regalato per iniziare la settimana. Sabato e domenica ha voluto andare a Milano (Lei ha solo 15 anni) dal suo fidanzato malgrado lui era ammalato, mentre io gli chiedevo di rimanere a casa. Cosi questa mattina ha fatto storie per non andare a scuola perchè aveva mal di gola e poi ecc.. Mi aveva promesso che non avrebbe più perso giorni di scuola e invece..., dopo la mia continua insistenza per andare scuola abbiamo litigato e tra le tante  parole offensive idicibili, è uscita questa frase:: "TU SEI AL MONDO PER NIENTE...". Che pensare..., sono padre ma il rispetto è la verità di come ci si ama.  P.& M.
postato da: bitsolitario alle ore 08:10 | link | commenti (16)
categorie: amore, cuore, vita, odio, amicizia, morte, libertà, preghiera, fuggire
lunedì, 16 ottobre 2006

Quando i figli uccidono

Questa sera quando sono tornato dal lavoro ero preoccupato che mia figlia fosse ammalata, arrivato a casa l'ho trovata sul divano che si vedeva un film su sky, allora mi sono messo vicino a lei per farle compagnia, era la cosa che desideravo di più, starle vicino specialmente in questo periodo e oggi che sua mamma ha improvvisamente deciso di rimane fuori per tornare domani ero maggiormente disponibile a starle accanto. Cosi, invece di apprezzare il mio gesto mi ha qggredito con parole chiedendomi di non restare li con lei a vedere il film e che la disturbavo, le davo fastidio, e via dicendo. Ho avuto un atteggiamento tranquillo e calmo e gli volevo far capire che avevo desiderio di stare li con lei, invece lei non ne voleva sapere così mi sono incazzato e ho deciso di telefonare a sky per disdire l'abbonamento (poi ho scoperto che si può fare prima di  60 giorni dalla scadenza) perchè se devo pagare un abbonamento per poi essere trattato in questo modo... così mia figlia si è incazzata al punto tale che mi ha tirato una scarpa in testa, mi ha detto delle parole che sono indicibili e più me ne diceva più sentivo le fitte al cuore, era come se mi infizasse un coltello dentro al petto. E poi lo stomaco, e la pancia, la testa che batteva, e il cuore che mi faceva male. Avevo l'impressione che mi stesse uccidendo,... in realtà tra lei e sua madre mi hanno già ucciso, aspetto solo che il Padre celeste faccia la sua parte. Vi prego amici pregate per me, e... per la mia famiglia. Grazie. P.& M.
postato da: bitsolitario alle ore 21:23 | link | commenti (6)
categorie: cuore, vita, dolore, morte