Bitsolitario

Ti porgo la mia mano, non so dire se per farmi alzare o per alzarti, ti chiedo solo di prendere la mia mano. (P.& M.)
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Sono un bitsolitario che naviga nella rete di internet per capire se vale la pena restare solitario o cercare compagnia. Se sono in questo blog probabilmente ho scelto la seconda ipotesi anche perchè un solitario alla fine è sempre triste e per natura nessuno vuole essere solo. Della bellezza non si è mai stanchi, diceva don Giussani, così è nel guardare mia figlia, mia moglie, la dolcezza di Maria, le montagne del Renon. Desidero un giorno avere la possibilità di vivere con imiei cari gli ultimi anni della vita in una baita del Renon, curiosando il passaggio del trenino dell'immagine del mio profilo. Ebbene si, mi identifico in quel trenino vecchio e lento ma unico, che corre attraverso un paesaggio stupendo che emoziona il cuore. Porta con se tutto quello che più gli sta a cuore. I passeggeri sono la mia famiglia e gli amici più cari. Correrò su e giù tra Soprabolzano e Collalbo fino a quando un giorno Dio mi vorrà con se per un'altro tragitto ferroviario.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Sesso: Intervista a Fabrice Hadjadj

Parla il filosofo francese che invoca una nuova Mistica della carne contro ogni riduzione dei rapporti a “masturbazione assistita”: «Il tecnicismo e la morale borghese rinchiudono il desiderio sessuale nel preservativo. È la Chiesa l’unica a non aver paura di liberarlo fino in fondo»

Leggi: La preghiera di Camillo Langone sul Foglio

di Rodolfo Casadei

Conversare con Fabrice Hadjadj, l’autore di Mistica della carne. La profondità dei sessi, è un’esperienza di grande piacevolezza intellettuale. Attraverso il suo linguaggio sempre lucido si ha l’impressione di sentirsi trascinati contemporaneamente nel profondo degli argomenti e verso l’alto, ben al di sopra del ronzio pseudo-pansessualista. Trentotto anni, francese, nato da genitori ebrei di origini tunisine e convinzioni maoiste, ama presentarsi come un «ebreo di nome arabo e di confessione cattolica». Al cattolicesimo è approdato dopo una giovinezza trascorsa tra l’ammirazione degli ideali rivoluzionari della Comune di Parigi e l’immersione nella lettura dei grandi nichilisti del Novecento. Ha scelto di battezzarsi e diventare cattolico alla soglia dei trent’anni e se gli domandi perché l’ha fatto replica divertito: «Sono io che mi chiedo: perché non l’ho fatto prima? ». Fabrice Hadjadj insegna in un liceo e nel seminario diocesano di Tolone, ma è soprattutto un filosofo, una specie di Nietzsche cattolico, autore di una decina di libri in forma di saggi e drammi teatrali. Ecco una sintesi della conversazione. 


«La nozione di educazione sessuale è problematica, perché la sessualità implica l’esperienza del desiderio e del suo eccesso. Il desiderio sessuale non si educa così come ci si educherebbe alla matematica: non è una semplice forma di istruzione. Si tratta di un desiderio che ci fa sentire non più padroni di noi stessi. Questa esperienza di spossessamento chiede di essere vissuta pienamente, e qui si innesta l’esigenza dell’educazione nel senso di un “accompagnamento” del desiderio. Ma non per contenerlo, spezzarlo, diminuirlo, anzi: per andare fino in fondo. Invece oggi ci sono due modalità di praticare l’educazione sessuale fra loro opposte, ma entrambe sbagliate.
 La prima è la presentazione della sessualità secondo una modalità tecnica, centrata sui temi del rischio per la salute e della pianificazione familiare, per cui nei licei si dice: “Guardate che attraverso il sesso si trasmettono malattie e si possono verificare gravidanze”. La gravidanza è messa da subito sullo stesso piano delle malattie a trasmissione sessuale, e perciò si consiglia il preservativo. Il dono della vita è messo sullo stesso piano di una minaccia di morte, è visto come una malattia. Di conseguenza l’educazione sessuale consiste nello spiegare come si applica un preservativo, come si prende la pillola anticoncezionale o la pillola del giorno dopo, eccetera. Ma questa non più è sessualità, è qualcosa dell’ordine di una masturbazione con partner, di una masturbazione assistita.
L’uomo è intrappolato dentro al suo stesso piacere, non incontra nessuno, non è in una relazione sessuale che presuppone l’apertura dell’uomo a una donna che desidera a tal punto che gli pare di vedere in lei la strada della sua vita. 
La sessualità è ridotta a un atto consumistico che deve essere gestito secondo una modalità tecnica. Dicendo ai ragazzi: “Fate quel che volete, però proteggetevi”, si trasmette l’idea che il cuore della sessualità non è l’incontro, l’unione, la comunione, ma la preservazione. Infatti la parola ultima è: preservativo. Ciò significa che l’amore viene pensato in termini di preservazione, che la sessualità viene pensata in termini di protezione di sé. Tutto è centrato su di sé, sul proprio piccolo piacere: ci si serve dell’altro come di una cosa. Pasolini ha ben compreso e denunciato questa distruzione della sessualità da parte del consumismo. Dall’altra parte c’è un’educazione sessuale concepita secondo una modalità morale estrinseca. Cioè da una parte si colloca il desiderio sessuale, dall’altrala morale che viene a fare ostruzione. La morale borghese taglia la strada alla sessualità perché la considera come qualcosa di pericoloso in sé. E quindi cerca di controllarla. Dice che ci vuole il sentimento, il rispetto dell’altro, eccetera. Come se, appunto, la sessualità fosse pericolosa in sé e bisognasse aggiungervi qualcosa che in essa non è già presente. La morale non è pensata a partire da ciò che il desiderio sessuale in quanto tale esige per essere se stesso, ma a partire da qualcosa di esterno che viene a contenere tale desiderio. Dunque da una parte abbiamo il tecnicismo, dall’altra il moralismo, ed entrambi sono inefficaci nell’educare i giovani. I quali, quando gli si dice: “Facendo sesso proteggetevi”, tendono a rispondere: “Sì, ma se tanto devo morire e dopo non c’è nulla, perché devo proteggermi? Che cos’è questo aggeggio da buon piccolo borghese, per preservarsi? Dobbiamo morire! Che ci importa dell’avvenire? Tanto vale andare al massimo, bere, ubriacarsi, farsi tante donne. Mi dite che l’Aids uccide, ma io sono comunque destinato a perire, e allora perché dovrei stare nei ranghi?”. Quando gli adolescenti reagiscono al tecnicismo e al moralismo in questo modo, sono in realtà più profondi degli adulti. Dietro una rivolta come questa, anche quando non è esplicitata, ci sono una profondità e un’esigenza di senso che né il tecnicismo né il moralismo possono dare».


Il contrario della repressione


«Lo scopo di una vera educazione sessuale, a mio parere, deve essere l’affermazione del desiderio sessuale fino in fondo. E del resto è quello che dice anche la Chiesa. La Chiesa non proibisce certo il sesso, non è repressiva, al contrario: è favorevole al sesso fino alle estreme conseguenze, non con un piccolo preservativo che mi protegge, o con un lieve sfregamento che mi procura un lieve piacere e poi me ne vado di corsa. No: fate pure, ma portate l’esperienza alle sue estreme conseguenze. La morale della Chiesa non è contro il sesso, è la liberazione sessuale che è contro il sesso, perché lo riduce a un atto di consumo. La Chiesa è per la pienezza della sessualità».



Il dualismo dell’omosessualità


«Quando dico sessualità penso alla sessuazione: l’uomo e la donna, il maschile e il femminile. La Chiesa rigetta l’omosessualità semplicemente perché non si tratta di vera sessualità. Dire omosessualità è come dire “cerchio quadrato”: se i due hanno lo stesso sesso, viene meno l’ordinazione reciproca dei due sessi. Se la vostra sessualità non è aperta alla fecondità, di cosa state parlando? Prendete in mano il primo manuale di zoologia che trovate, e scoprirete che la sessualità è legata alla questione della fecondità, della procreazione. Attenzione, quando dico che l’omosessualità non è una sessualità io non discrimino: non sto proponendo giudizi di valore, il mio intento non è prescrittivo, ma descrittivo. Anche i greci ritenevano che la pederastia non era sessualità, e proprio per questo la consideravano superiore. Per loro era una realtà spirituale, qualcosa che aveva a che fare con l’emulazione virile ed era legata alla loro visione dualista del rapporto fra anima e corpo. 
Chiamare sessualità qualcosa che non lo è sarebbe una contraffazione. E questo è importante anche per coloro che vengono definiti omosessuali, chiamati a prendere coscienza che il loro desiderio non è propriamente sessuale. Essi in realtà fanno un uso non sessuale delle loro parti sessuali. Non è perché le parti sessuali entrano in gioco che si è obbligati a definire ciò sessualità: io posso, se voglio, ficcare il mio pene in una porta, ma quel che faccio non è sessualità. Non sono necessariamente atti sessuali tutti gli atti che io posso fare con le mie parti sessuali. Se vivo l’amore e la comunione in opposizione al dato fisico del mio corpo, vivo una situazione schizofrenica, dualista. La Chiesa insiste sull’unità di carne e spirito, di anima e corpo. Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa. Essa dice: siete liberi di fare quel che volete, ma vi ricordiamo soltanto che se andate in quella direzione, vi sarà una rottura della vostra unità personale, questa rottura noi la chiamiamo peccato».



L’esperto che uccide l’incontro


«La questione centrale della sessualità è la comunione feconda entro la quale i corpi esprimono quel che le anime vivono. Di fronte a un tema del genere, come può la posizione dell’“esperto” non essere quella di uno che impone una riduzione tecnica? L’incontro umano contiene qualcosa che mi sfugge. L’idea stessa che si possano fare previsioni in materia di incontro ci immette in una logica di calcolo del rischio estranea all’essenza dell’incontro. Non ci sono più l’uomo e la donna che si incontrano per vivere qualcosa di unico. È esattamente quello che troviamo in 1984 di Orwell: anche lì ci sono gli esperti che organizzano tutto. E poi c’è un momento in cui l’eroe del racconto sfugge alla presa dello Stato totalitario: è quando si trova da solo con una donna nella foresta, e lei si spoglia davanti a lui. In quel momento è fuori dalla logica degli esperti, non c’è nessuno che gli dia indicazioni e gli ingiunga come deve comportarsi. 
Bisogna accettare che nell’ambito della sessualità non esistono gli esperti. Altrimenti si finisce nel tecnicismo e nell’ingiunzione sociale. La seconda cosa da dire riguardo agli “esperti” che entrano nelle scuole, è che questo fatto pone un altro problema: rende impossibile agli adolescenti la sessualità come scoperta. Quello che predomina è un massiccio discorso entro il quale i gesti del desiderio sono ridotti a delle pratiche. E perciò a delle tecniche: c’è la fellatio, c’è la sodomia, c’è il rischio dell’Aids. E questo è veramente terribile, perché all’essere in un incontro e nei gesti del desiderio all’interno di un incontro, si sostituisce l’induzione di comportamenti. E anziché essere con l’altro e vivere con l’altro, si cerca di conformarsi a una normatività fatta di norme sessuali, o meglio pseudo sessuali, che vengono imposte alla persona: voi dovete fare così e cosà, se non fate così sbagliate. Questo è pericoloso perché non si è più nella scoperta dell’altro e nel movimento del desiderio, si è in qualcosa che è intrusione: l’intrusione di una serie di norme e inoltre l’intrusione dell’industria del lattice, dell’industria farmaceutica, eccetera. Per cui è vietato inquinare i fiumi, ma è lecito inquinare le giovani donne con prodotti chimici: devono prendere pillole, pastiglie, eccetera. La tecnica interviene in tutti i rapporti, e questo distrugge completamente il desiderio. Alla fine si fa sesso ugualmente, per divertirsi un po’, ma faticosamente, con infinite reticenze, in modo meschino, cercando di rubacchiare qualche nuovo trucco dal Kamasutra. Che infelicità! Il cattolico, invece, è il vero edonista. Ha la sua donna e va fino in fondo. Non passa tutto il tempo a chiedersi: “Oh, cosa succederà adesso? Che rischio sto correndo?”. E se il seme che ha immesso nella donna gli torna indietro sotto forma del viso di un figlio, la gioia è ancora più grande. Il piacere sessuale non sta solo nell’atto carnale, è anche la gioia di vedere il volto del proprio figlio: è piacere sessuale anche quello. L’atto carnale ha un’intensità di piacere molto forte e molto breve, poi c’è una caduta, tutta l’esperienza lo dice. Ma la gioia per l’arrivo di un figlio è un piacere che non si spegne». 



Il femminismo non è femmina


«Oggi la sessualità è sempre concepita in modo fallico. La dimensione femminile della sessualità tende a scomparire. Anche il femminismo, in gran parte, si è dispiegato come rivendicazione di valori maschili da parte delle donne. Non si è ancora visto un femminismo che affermi i valori femminili contro il machismo. C’è stata piuttosto un’interiorizzazione del machismo da parte delle donne, attraverso l’idea che l’uguaglianza è tutto. Ma nell’atto carnale il tempo e lo spazio maschili non sono gli stessi del tempo e dello spazio femminili. L’uomo è in uno spazio che è quello dell’esteriorità: l’uomo penetra, genera ma fuori di sé, compie un atto all’esterno di sé. La donna, invece, è nello spazio dell’interiorità: riceve l’uomo, lo accoglie in sé ed è in grado di accogliere un essere umano intero dentro di sé. La donna è abitabile, cosa che non vale per l’uomo. Perciò il femminile implica l’affermazione che nella sessualità non c’è solo la vagina, c’è anche l’utero. Nei settimanali patinati c’è tantissimo sul sesso della donna, ma non c’è niente sull’utero. La cosa interessante è questa: quando domina la concezione fallica e anche il femminismo è fallico, la donna è percepita come ridotta alla vagina o al clitoride, ma l’utero scompare. Questo è molto interessante: l’isterectomia è la condizione, per così dire, del femminismo odierno.


Per quanto riguarda il tempo, l’uomo si colloca in un tempo corto dentro all’atto carnale. Il suo desiderio sorge immediato, mentre nella donna, si sa, ci vuole più tempo. In seguito, il tempo dell’uomo è quello dell’eiaculazione, dell’orgasmo. Mentre per quanto riguarda il tempo della donna, c’è un tempo femminile lungo, che è quello della gestazione. Nella donna c’è un seguito all’atto sessuale. Che consiste nel portare in sé un figlio, cosa che l’uomo non può fare. Oggi questo spazio dell’interiorità, questo tempo della gestazione, è stato spezzato e anche la donna vuole essere nell’esteriorità, col suo clitoride fra le gambe che tiene il posto del fallo, e nel tempo breve, che coincide con l’ossessione dell’orgasmo. Ma l’orgasmo non è essenziale per l’atto sessuale! Può esserci comunione fra i due anche senza orgasmo. Al limite, un fallimento rispetto all’orgasmo, addirittura rispetto alla penetrazione, può essere un momento di comunione più profonda fra gli sposi all’interno del dramma di quel fallimento. 
Si tratta di richiamare l’autentica sessualità femminile per ritrovare un equilibrio. Occorre ritrovare il vero maschile e il vero femminile: il maschile che è rivolto al femminile, il femminile che è rivolto al maschile. In modo che la donna orienti anche l’uomo verso il tempo lungo e l’interiorità. Questo femminismo della femminilità è una necessità. Quel che viene chiamato educazione sessuale in realtà è l’affermazione massiccia del fallico. Non solo è distruttivo, non solo fa della donna una preda dell’uomo, ma ne fa un sotto-maschio. Una specie di maschio difettoso che squilibra tutta la società». 



Maternità, l’immagine dell’etica


«C’è stata un’epoca in cui la maternità è stata concepita come qualcosa che non atteneva alla libertà della donna. Ella era colei che portava in sé l’erede dell’uomo, ovvero i futuri cittadini: Marianna madre in affitto, incubatrice dei cittadini. La Francia ha conosciuto un intenso natalismo dopo la sconfitta di Sedan nel 1870. Si diceva: “I tedeschi sono più numerosi di noi, fate più figli per la Francia”. Che è come dire: producete carne da cannone, fate figli per lo Stato, per la gloria della nazione. Questo non è riconoscere la maternità come l’avvenimento radicale di un’accoglienza nei confronti di una nuova persona che entra nel mondo, da accogliere per se stessa. Il natalismo ha confiscatola maternità, dunque per reazione la donna ha voluto emanciparsi. Ma bisognava emanciparsi dalla confisca della maternità da parte dell’uomo e dello Stato, non dalla maternità come tale, come è invece avvenuto. Poiché la maternità è una possibilità propriamente femminile, pensare il femminile in opposizione alla maternità come fanno certe femministe è arrivare alla distruzione della donna. E di conseguenza alla distruzione dell’uomo. Perché appunto noi uomini abbiamo bisogno della donna per aprirci al mistero dell’interiorità, della gestazione, della pazienza, del portare l’altro per metterlo al mondo. Quando cerca di definire che cos’è la responsabilità verso l’altro, Emmanuel Levinas propone un’espressione e un’immagine: portare l’altro. E dice: è il femminile che manifesta questo. L’etica ha la sua immagine più forte nella maternità, che è il luogo concreto della responsabilità.
L’accoglienza del figlio per se stesso equivale all’espressione “fare dei figli per Dio”. Perché la sessualità in ultima analisi mira a questo: aumentare il numero degli Eletti; e il desiderio sessuale che ci trascina fuori da noi stessi è ultimamente un’astuzia di Dio. È Dio che chiama, questo è il senso profondo della sessualità. Non si fanno figli per lo Stato, o per noi stessi, o per l’autorealizzazione della donna. Si fanno figli per la vita eterna».

Tempi.
postato da: bitsolitario alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: cultura, politica, amore, vita, amicizia, sesso, bellezza, cristianesimo
giovedì, 30 luglio 2009

Il caso Tomislav Vlašić

Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.

Il caso Tomislav Vlašić

Commento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008. Dai microfoni di “Radio Maria”.

Lo “status” canonico del Rev. Tomislav Vlašić

Venerdì scorso vi avevo dato alcune informazioni importantissime che riguardavano il fenomeno Medjugorje ed in particolare riguardavano il decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 25 gennaio 2008 con il quale l'ex Sant'Ufficio imponeva severe misure cautelari e disciplinari nei confronti del Rev. Padre Tomislav Vlašić . Trascorsi alcuni mesi, dato che la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva notato che non c'era stata obbedienza a queste misure cautelari e disciplinari, la Santa Sede ha dunque pregato il vescovo di Mostar di pubblicare questo decreto e il vescovo lo ha fatto proprio in questi giorni, anche perché Padre Vlašić opera in quella zona con una casa che egli stesso ha fondato.

Padre Tomislav Vlašić è francescano ed è stato vice-parroco di Medjugorje dal 1981 al 1985. Durante questi anni si è occupato della Parrocchia insieme al Parroco e agli altri frati. In una lettera che ha scritto al Papa si è autoproclamato come guida spirituale dei veggenti, ma così non era, per la semplice ragione che i veggenti erano dei semplici ragazzi che assieme a tutti gli altri ragazzi della zona frequentavano la Chiesa parrocchiale e facevano riferimento ai padri della Parrocchia per confessarsi e per la loro vita cristiana. I sei veggenti non avevano una guida spirituale particolare, anche perché la loro guida spirituale era la Madonna. Come in tutte le apparizioni mariane di questi ultimi secoli, i ragazzi che la Madonna ha scelto non hanno mai avuto guide spirituali particolari perché di questo si occupava direttamente la Madonna. Questo è valso per Bernadette, per Massimino e Melania, e per i veggenti di Fatima.

Ciò che appare su molti siti internet e su alcuni libri, ossia che Padre Tomislav era Parroco di Medjugorje è dunque falso, come pure è falso che egli fosse la guida spirituale dei veggenti. Egli si è proclamato tale. Dal 1985 è stato allontanato da Medjugorje e da allora non ha più fatto parte dell'equipe parrocchiale. È importante tenere presente questo fatto per non confondere la sua posizione con le apparizioni di Medjugorje.

Per quanto riguarda il decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 25 gennaio 2008, c'è da dire che questo decreto arriva dopo una lunga inchiesta durata decenni. Si è trattata di una inchiesta molto scrupolosa, seria e fondata. Tra l'altro, tale decreto non è stato pubblicizzato proprio per dare la possibilità all'interessato di mettere in pratica le direttive della Santa Sede. Siccome queste direttive non sono state adempiute, la Santa Sede ha incaricato il vescovo di Mostar di rendere pubblico questo decreto.

Il testo del decreto, pubblicato sul sito della diocesi di Mostar (1) e riportato anche sul sito di Radio Maria, così si esprime:

«Nel contesto del fenomeno Medjugorje, questo Dicastero sta trattando il caso del Rev. P. Tomislav Vlasic, OFM, originario di codesta regione e fondatore dell’aggregazione "Kraljice Mira, potpuno tvoji - po Mariji k Isusu".

Con Decreto del 25 gennaio 2008, debitamente intimato, questo Dicastero imponeva severe misure cautelari e disciplinari al Rev. Vlasic.

Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.Notizie non infondate, giunte a questa Congregazione, rivelano che il religioso in parola non abbia ottemperato, neppure parzialmente, all’obbedienza ecclesiastica richiesta dalla delicatissima situazione in cui versa, mentre si appura che svolge solerte attività in codesta diocesi di Mostar-Duvno e nei territori pertinenti, dando vita ad opere di religione, edifici ed altro.

Poiché il Rev. Vlasic è incorso nella censura dell’interdetto latae sententiae riservato a questo Dicastero, prego l’E.V., per il bene dei fedeli, di informare la comunità della condizione canonica del P. Vlasic, e, nel contempo, di relazionare circa la situazione in merito…».

La Santa Sede aveva dunque già preso misure cautelari il 25 gennaio 2008, ma dal momento che Padre Tomislav non ha ottemperato a tali obblighi, ma ha proseguito nella sua attività, la Santa Sede ha incaricato il vescovo locale di pubblicare le misure cautelari che erano state prese nei suoi confronti.

Nel Decreto della Congregazione sta scritto che il R. P. Tomislav Vlašić, è chierico dell’Ordine dei Frati Minori – fondatore dell’aggregazione "Kraljice Mira, potpuno tvoji - po Mariji k Isusu" e coinvolto nel "fenomeno Medjugorje" – segnalato alla Congregazione "per divulgazione di dubbie dottrine, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza ad ordini legittimamente impartiti ed addebiti contra sextum".

Padre Tomislav ha fondato una “aggregazione” che non ha nessun riconoscimento da parte della Chiesa e che si chiama “Regina della pace, tutti tuoi – per mezzo di Maria a Gesù”. Secondo la Congregazione per la Dottrina della Fede tale “aggregazione” di Padre Tomislav è coinvolta nel “fenomeno Medjugorje”. Già molti hanno individuato in questa espressione una condanna di Medjugorje, il che non è vero. Si parla di un esame operato dalla Congregazione della Dottrina della Fede nel contesto del “fenomeno Medjugorje”. Prendiamo ad esempio Fatima: nel contesto del “fenomeno Fatima” sono numerosissime le sette spuntate in seguito alle apparizioni ai tre pastorelli, ma che non hanno alcun rapporto con esse.

Gli addebiti che vengono attribuiti a Padre Tomislav sono dunque: sospetto di eresia, manipolazione delle coscienze, sospetto misticismo, disobbedienza e addebiti contro il Sesto Comandamento. Ecco le sanzioni che sono state decretate nei suoi confronti:

1. È fatto obbligo di dimora in una domus Ordinis della regione Lombardia (Italia) determinata dal Ministro Generale dell’Ordine, da attuarsi entro trenta giorni dalla legittima intimazione del presente decreto;

2. È interdetta ogni relazione con la comunità "Kraljice Mira…" e con i suoi membri;

3. È vietato effettuare negozi giuridici e agire negli organismi amministrativi sia canonici che civili senza licenza scritta ad actum del Ministro Generale dell’Ordine e sotto la responsabilità dello stesso;

4. È fatto obbligo di seguire un iter formativo teologico-spirituale con valutazione finale e, previa recognitio di questo Dicastero, emissione della professio fidei;

5. Sono proibiti l’esercizio della "cura d’anime", la predicazione, i pubblici interventi ed è revocata la facoltà di confessare fino alla conclusione di quanto disposto al numero precedente, salva la valutazione di merito.

Nel caso non venissero ottemperati tali punti, il decreto dice che è annessa la sanzione dell’interdetto latae sententiae, riservato alla Sede Apostolica. Segue poi un avvertimento, dal momento che non c'è stata obbedienza a queste direttive:

Si ammonisce il Rev. Vlasic che in caso di contumacia si procederà al processo penale


Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.giudiziale in vista di più aspre sanzioni, non esclusa la dimissione, considerati anche i sospetti di eresia e scisma nonché di atti scandalosi contra sextum, aggravati da motivazioni mistiche.

Il Rev. Vlašić rimane sotto la giurisdizione diretta del Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori che provvederà alla vigilanza tramite il Superiore locale o altro Delegato”.

Come vedete si tratta di un decreto estremamente severo, ma vi assicuro dal momento che seguo questa vicenda da almeno due decenni che sono state fatte indagini estremamente scrupolose, precise, paterne e con infinite possibilità date di rimettersi sulla retta via. La risposta invece, a quanto vedo, anche dai siti internet che si rifanno ai suoi seguaci, non è certamente quella dell'obbedienza alla Santa Sede ma quella della ribellione. Si tratta di un fatto gravissimo, e per questo mi sento in dovere, in qualità di direttore di Radio Maria, di mettere in guardia i nostri ascoltatori da qualsiasi critica che si possa rivolgere alla Santa Sede che è sempre assistita da Dio ma in questo caso in modo particolare è assistita dalla Madonna.

Tra l'altro ho letto in un sito internet italiano che fa riferimento alle apparizioni di Medjugorje, che tutto questo era stato previsto, e che anche Padre Pio è stato perseguitato dal Sant'Uffizio. Io rispondo semplicemente dicendo che Padre Pio era obbediente, così come lo sono stati tutti i santi. Qui invece si legge che “il religioso in parola non abbia ottemperato, neppure parzialmente, all’obbedienza ecclesiastica richiesta dalla delicatissima situazione in cui versa”. Inoltre Padre Pio non era eretico mentre il decreto parla di “sospetti di eresia”.

Le eresie sono gravissime. Al riguardo basti sapere che c'è un libro intitolato Oltre la barriera, che si propone come rivelazione privata di quella che un tempo era la madre generale di questa aggregazione: Caterina Stefania, poi rimossa dall’Autorità Ecclesiastica.. Costei, assieme a Padre Tomislav, era infatti la responsabile di questa aggregazione di laici. Tale libro, che fra l'altro viene anche pubblicizzato in internet da siti legati a Medjugorje ed anche diffuso fra i pellegrini – cosa di per sé gravissima! – è pieno di dottrine dubbie e di eresie vere e proprie, tra l'altro con aspetti comici degni di qualche film di Hollywood. Questa Caterina Stefania avrebbe infatti contatti con alieni ed extraterrestri che farebbero rivelazioni speciali. Riguardo a questo libro è possibile consultare una severa esposizione critica operata dal GRIS, che è il Gruppo di Ricerca sulle Sette che fa capo alla Conferenza Episcopale Italiana (2). La critica avanzata dal GRIS nei confronti di questo libro di Caterina Stefania si basa anche su conferenze tenute da Padre Tomislav Vlašić.

D'altra io personalmente posso dire che nel 1988 Padre Vlašić aveva inviato una lettera al Santo Padre e al mondo - allora la veggente non era Caterina Stefania ma una tedesca, Agnes Heupel – e in quella lettera veniva negato l'inferno. Si sosteneva infatti che l'amore di Dio avrebbe incendiato l'inferno. Padre Vlašić, sapendo delle mie critiche, mi aveva telefonato e io in quella telefonata gli esposi tutte le eresie contenute in quella lettera e gli dissi apertamente di lasciare quella pseudo-veggente. Di tutta risposta ricevetti un “no” tondo tondo. Questo lo dico pubblicamente perché nessuno pensi che noi siamo stati presi in contropiede. Io personalmente avevo già nel 1985 identificato un filone gnostico-eretico presente a Medjugorje, che però nulla ha a che fare con i sei veggenti di Medjugorje.

Ciò l'ho testimoniato nei miei libri, senza fare nomi e cognomi, Perché credo a Medjugorje (pagg. 112-114) e Satana nei messaggi di Medjugorje (capitolo 8) - Ed Sugarco. In particolare descrivo anche dell'allarme lanciato dalla Madonna già nel 1985 quando la Gospa rivelò in un suo messaggio che «Satana ha preso una parte del mio piano e vuole farlo proprio» (1 agosto 1985). In cosa consisteva il piano di Satana? Consisteva a mio parere nel sostituire gli attuali sei veggenti con altri, come se a Medjugorje ci fosse “un nuovo inizio”. Ciò che sostengono René Laurentin o Mons. Frane Franic circa la persona di Padre Tomislav sono dunque da considerarsi come opinioni personali, anche perché su, segnalazione della Veggente Marija Pavlovic, la Congregazione per la Dottrina della fede aveva da tempo iniziato la sua indagine canonica.


Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.La “dichiarazione” della veggente Marija Pavlović

In una dichiarazione giurata, firmata ed inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede l'11 luglio 1988 la veggente Marija Pavlović, di fronte ad un tentativo di Padre Vlašić di accreditare la propria comunità come voluta dalla Madonna, dichiarava che non vi è alcun rapporto tra la comunità di Padre Tomislav e la comunità di Medjugorje. Si tratta di un documento inedito, di cui posseggo una fotocopia autografa e che abbiamo pubblicato sul sito web di Radio Maria (3).

Al documento ho redatto la seguente introduzione:

Nella primavera del 1988 P. Tomislav Vlasić, in una lettera pubblica indirizzata al mondo

intero, affermava che la comunità da lui fondata con Agnes Heupel era stata voluta dalla Regina della pace e a questo riguardo chiamava in causa delle affermazioni della veggente Maria Pavlović. Quest’ultima smentiva recisamente con una dichiarazione pubblica, inviata alla Congregazione della Dottrina della fede e affermava che non vi era nessun legame fra la Comunità di Padre Tomislav Vlasić e le apparizioni di Medjugorje. Il subdolo tentativo di accreditare con l’autorità della Madonna la suddetta comunità veniva così stroncato, anche se verrà reiterato negli anni successivi.

L’affermazione della Congregazione della Dottrina della fede del 25 Gennaio 2008 dove il

caso di P. Tomislav Vlasić viene esaminato nel “contesto del fenomeno Medjugorje”, non va intesa come se fra le due realtà vi fosse un legame, come d’altra parte nel “contesto del fenomeno Fatima” non vi è nessun legame fra le apparizioni della Madona e le sette che vi sono abbondantemente pullulate. Sempre laddove opera Dio sopraggiunge il nemico a seminare la zizzania.

Va inoltre precisato che P. Tomislav Vlasić non è mai stato parroco di Medjugorje, ma solo vice parroco e in questa veste ha avuto i rapporti con i veggenti come con gli altri ragazzi della parrocchia. Non corrisponde alla realtà la presuntuosa definizione che lui dà di se stesso di “guida spirituale dei veggenti”. Dal 1985 è stato allontanato dalla parrocchia e non ha più fatto parte dell’équipe parrocchiale.

Ora veniamo alla dichiarazione della veggente Marija Pavlović, datata 11 luglio 1988, la quale afferma decisamente che non vi è alcun rapporto tra la Comunità di Padre Tomislav Vlašić e le apparizioni di Medjugorje. Si tratta di una dichiarazione pubblica, giurata ed inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Mi trovo nella necessità morale di fare davanti a Dio, la Madonna e la Chiesa di Gesù Cristo, le seguenti dichiarazioni:

1. Dai testi "Una chiamata nell'anno mariano" e dalla testimonianza che porta la mia firma, appare che io avrei portato come risposta della Madonna ad una domanda di Padre Tomislav: "Questo è un piano di Dio"; cioè appare che io avrei dato, da parte della Madonna, a Padre Tomislav la conferma e l'approvazione esplicite dell'Opera e del programma intrapresi in Italia con il gruppo di preghiera di Medjugorje.

2. Ora, dichiaro che mai ho chiesto alla Madonna una conferma qualsiasi per l'Opera intrapresa da P. Tomislav e Agnes Heupel. Mai ho chiesto esplicitamente per me se dovevo far parte dell'Opera, e mai ho ricevuto dalla Madonna un'istruzione qualsiasi a proposito del gruppo, salvo che ognuno doveva essere libero di scegliere per la propria vita.

  1. Dai testi e dalla testimonianza che porta la mia firma appare che la Madonna mi avrebbe mostrato che la comunità ed il programma di P. Tomislav ed Agnes Heupel erano la strada di

    Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.Dio per me e per gli altri. Ora, ripeto che mai ho ricevuto dalla Madonna né ho dato a P. Tomislav o a qualsiasi altra persona una tale conferma ed istruzione da parte della Madonna.

4. La testimonianza tale quale è pubblicata in italiano non corrisponde alla verità a proposito della prima iniziativa. Personalmente non ho avuto nessun desiderio di fare qualsiasi dichiarazione scritta. Padre Tomislav mi ha suggerito con insistenza di scrivere come veggente una testimonianza che il mondo aspettava.

5. Devo anche dichiarare che la redazione come è presentata e la mia firma suscitano alcune domande. Io per il momento posso dare a tutte le domande possibili questa unica risposta, che do, lo ripeto, davanti a Dio, davanti alla Madonna e alla Chiesa di Gesù Cristo: tutto quel che può essere percepito come conferma e approvazione esplicita dell'Opera di P. Tomislav ed Agnes Heupel da parte della Madonna tramite me è assolutamente estraneo alla verità, ed è anche estraneo alla verità il pensiero che io abbia avuto il desiderio spontaneo di scrivere quella testimonianza.

6. Credo come un obbligo morale mio, ripetere, sempre davanti a Dio, alla Madonna ed alla Chiesa, la seguente dichiarazione: dopo sette anni di quotidiane apparizioni, dopo la più intima esperienza che ho della delicatezza e della prudenza della Madonna, dopo tutto quello che posso ricordarmi dei consigli della Madonna, e delle risposte della Madonna alle domande personali, posso dichiarare che non è possibile sostenere che l'Operazione celeste ed il messaggio globale della Madonna a Medjugorje abbiano come conseguenza santa, come collegamento voluto dalla Madonna, l'Opera e la programmazione intraprese in Italia da P. Tomislav ed Agnes Heupel.

Ed è anche necessario aggiungere in questo luogo che le apparizioni quotidiane continuano. Questa dichiarazione, la firmo davanti al Santissimo Sacramento e la destino a tutti quelli che sono di cuore legati all' "Operazione" della Madonna a Medjugorje.

11.7.1988

Firmato: Marija Pavlovic

Padre Tomislav aveva dunque creato una piattaforma dalla quale sarebbe risultato che la Madonna approvava la sua comunità, una sorta di millantato credito. Marija era infatti entrata nella comunità di Padre Tomislav e poi ne era in seguito uscita: si è trattato di un fatto provvidenziale perché in questo modo Marija aveva potuto vedere da vicino di cosa si trattava. Quel che risulta chiaro da questa dichiarazione è che a Marija era stata fatta firmare una testimonianza strumentalizzandola e che la Comunità di Padre Tomislav, di Agnes Heupel e delle veggenti che sono ad essa subentrate sono un'opera indipendente dal nucleo originario dei sei veggenti di Medjugorje e nulla hanno a che fare con le apparizioni di Medjugorje.

La conclusione che dobbiamo trarre da tutta questa vicenda è che dobbiamo essere grati alla Chiesa. Anche se le conclusioni di queste vicende sono arrivate soltanto ora, ciò è dovuto al fatto che la Chiesa applica la parabola del buon grano e della zizzania: ora che la zizzania è venuta alla luce, la Chiesa l'ha estirpata con questo decreto, lasciando che continui a crescere il buon grano.

Cosa accade ora? Accade che i nemici di Medjugorje utilizzano questa vicenda per attaccare le apparizioni di Medjugorje, ma abbiamo visto che ciò è una strumentalizzazione. Agendo in tal modo dovremmo eliminare tutte le apparizioni mariane che si sono verificate nel corso della storia, perché in ognuna ci sono state contaminazioni di questo tipo. Anche a Lourdes sono apparse altre 50 false veggenti accanto a Bernadette, per non parlare poi di Fatima dove le sette ormai non si contano più, e arrivano ad attaccare la Santa Sede e persino il Santo Padre.

È grazie alla prudenza e alla documentazione della Chiesa che siamo arrivati ad un decreto


Aldo GalliCommento di Padre Livio Fanzaga, lunedì 8 settembre 2008.chiarificatore importantissimo. È una vittoria della Madonna e, se mi è consentito dirlo, anche una vittoria del sottoscritto e di Radio Maria: quando mai avete sentito nominare Padre Tomislav Vlašić a Radio Maria? Mai, mai, mai! Da parte dei nostri ascoltatori chiediamo pertanto gratitudine e obbedienza alla Chiesa, e nel medesimo tempo la piena consapevolezza della grandezza e bellezza del dono di Medjugorje sul quale la Chiesa vigila ed è pronta ad intervenire, eliminando i tentativi di inquinamento e strumentalizzazione, e preservando così nella sua integrità il messaggio di Maria Santissima.

Prendere la decisione di parlare chiaro su questa vicenda è stata una decisione su cui ho riflettuto a lungo in questo fine settimana, ma ho ritenuto che è nel DNA di Radio Maria dire la verità nella carità. Noi preghiamo per Padre Tomislav Vlašić e per la sua comunità, e ci auguriamo che tutti coloro che in queste ore stanno agitandosi contro la Santa Sede rientrino nell'umiltà e nell'obbedienza, evitando di entrare nelle schiere del falsario che sono già abbastanza numerose.

Regina della Pace, prega per noi!

Lunedì 8 Settembre 2008

postato da: bitsolitario alle ore 10:13 | link | commenti (1)
categorie: politica, medjugorje, potere, verita
martedì, 05 febbraio 2008

Libertà, democrazia, credo cioè il libro.

(Tratto dal sito del corriere della sera)

LA fiera del libro di Torino/Il boicottaggio

Cari Fazio e Dandini
dite qualcosa sulla fatwa

Il silenzio della tv

Il Giorno della Memoria, una settimana fa, avete riempito i vostri programmi di toccanti testimonianze sulla Shoah e adesso niente, neanche una parola per condannare il boicottaggio contro gli scrittori ebrei o per prendere le distanze da Tariq Ramadan. Mi rivolgo a Lei, Fabio Fazio, al suo autore più prestigioso, Michele Serra, a Giovanna Zucconi, che ogni settimana consiglia ottimi libri, mi rivolgo a voi perché «Che tempo che fa», considerata a ragione una delle rare trasmissioni in cui si parla ancora di cultura, non lasci passare sotto silenzio l'appello lanciato da gruppi della sinistra antagonista contro la Fiera del Libro, «colpevole» di aver invitato a Torino gli scrittori di Israele come ospiti d'onore. Mi rivolgo a lei, Serena Dandini, che ogni domenica sera ospita nel suo salotto televisivo grandi scrittori e artisti famosi, chiedendole di pronunciarsi, dire parole chiare, senza tentennamenti, su questo clima di intolleranza suscitato da alcune minoranze bellicose che amano però riempirsi la bocca della parola «pace».

Mi rivolgo a voi, Piero Dorfles e Neri Marcorè, a voi e al vostro programma domenicale «Per un pugno di libri» perché interveniate a spiegare al vostro giovane pubblico che questi sciagurati boicottaggi non solo confondono in maniera subdola la responsabilità del singolo scrittore con le posizioni politiche di uno Stato ma, sotto sotto, mettono in discussione il diritto stesso all'esistenza di Israele. Mi rivolgo a lei, Corrado Augias, il cui impegno dichiarato, come dice lei, «è solo fare e indurre a fare qualche ragionamento», perché inviti nella sua trasmissione quotidiana i responsabili della Fiera di Torino Ernesto Ferrero e Rolando Picchioni a spiegare la loro scelta. Giorni fa ha chiamato Giulietto Chiesa a raccontare le sue deliranti convinzioni sul complotto dell'11 settembre. Bene. Spero trovi il modo di offrire ospitalità anche a chi ha civilmente deciso di offrire a Israele un proprio stand nazionale, come è successo negli anni passati con altri Paesi, in coincidenza con il 60Ëš anniversario della fondazione di quello Stato. Raitre si distingue per essere una rete ancora attenta ai problemi della cultura ma anche alle Buone Cause, al politicamente corretto, al dialogo, al diritto d'espressione, alla supremazia dei Valori; proprio per questo si ritiene l'ultimo avamposto della tv intelligente e della sinistra progressista. Ecco, sarebbe bello se voi, i conduttori più prestigiosi, buttati al vento gli alibi semantici, senza tante ipocrisie, magari sfidando un po' di impopolarità, ci diceste se gli scrittori d'Israele sono o non sono degni di essere invitati in Italia a una manifestazione di libri.

Aldo Grasso
05 febbraio 2008

lunedì, 24 dicembre 2007

APPELLO. ORA LA MORATORIA PER L’ABORTO

C’è anche una pena di morte,legale,che riguarda centinaia di milioni

di esseri umani.Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica,razzista e sessista degli innocenti

Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.

Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.

La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.

Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

mercoledì, 17 ottobre 2007

Le nuovissime lettere di Berlicche - XXXIII - Il tutto e l'infinito

(Tratto dal blog: berlicche.splinder.com)

Caro Malacoda,

Siamo alla terza lettera del nostro ABC del tentatore. Che, come spero tu abbia studiato, è la promessa del potere.
Il potere è un gradino più su rispetto al ricercare la pace o la prosperità. Qui si dice: vuoi il massimo? Io ti darò il massimo. Farò di te il re del castello. Vuoi qualcosa? E' tuo.
Però se ti dò il massimo anche tu devi darmi qualcosina. Ovvero il tuo massimo impegno, la tua completa disponibilità.
Ahah, scommetto che sei rimasto come una pera lessa. Ti aspettavi che io chiedessi l'anima, o di essere adorato, vero? Quisquilie formali. Servono solo a mettere in allarme il nostro soggetto, cosa assolutamente da evitare.
Nell'istante in cui dedica tutto se stesso al potere, nel momento in cui è disposto a fare di tutto per il potere, è già nostro.

Il potere su un lavoro, una donna, un regno, funzionano tutti alla stessa maniera. Tradirà non perchè noi gli diciamo di farlo, ma perchè è convinto che così otterrà quello che vuole. Ruberà, ucciderà perchè sarà convinto, l'avremo convinto, di non poter fallire. Che chi fallisce è nullo, un perdente, e comunque non è il suo caso.
Certo, devi essere pronto a promettere al tuo protetto qualcosa di adeguato. Al Figlio del Nemico, Nemico lui stesso, avevamo promesso tutti i regni della Terra; e ti giuro che l'offerta era sincera. Pensa che splendido monarca sarebbe stato. Che potenza, che splendore! E che potere avremmo avuto noi!
Ma il fesso ha rifiutato. Magari si sarebbe trovato anche bene, certo meglio dello schifo di vita e di morte che ha avuto.

Ma per nostra fortuna gli uomini di solito accettano. Basta accontentarli in poco, dimostrare che il bene non paga e noi invece sì... e sono presi all'amo. Basta bisbigliare il suggerimento che potranno avere quello che vogliono, se solo faranno di tutto per averlo.
E nell'istante in cui dicono "Farei di tutto per..." abbiamo la certezza che la nostra opera ha colpito nel segno.
Poi, in fondo quello che domandano devi solo prometterlo, mica darglielo, sarai d'accordo con me. Potremmo procurarlo: ma perchè non farli soffrire?

Vedrai: hanno desideri così meschini, all'inizio, che accontentarli è facile. Quando capiranno che qualunque cosa chiedano è troppo piccola sarà già tardi.
In fondo al Nemico possiamo solo invidiare questo. Ci ha dato, o meglio ci siamo presi, la facoltà di potere dare tutto: ma il tutto non è l'Infinito.
Quello se lo è tenuto stretto, il bastardo. Ma se crede che a noi importi si sbaglia di grosso. Sappiamo accontentarci, noi. Oh se si sbaglia.

Tuo zio Berlicche
postato da: bitsolitario alle ore 07:31 | link | commenti
categorie: politica, vita, blog, odio, potere, demonio, infermo, berlicche